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90 ANNI DON GIUSSANI/ L'intervista ad Avvenire: io sono zero, Dio è tutto (2002)

Pubblicazione:lunedì 15 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 16 ottobre 2012, 9.01

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Non mi imbarazza affatto, ma mi fa pregare Dio affinché io sappia sempre dare ragioni e forza per la libertà dei giovani.

Don Giussani è tra le icone pubbliche degli ultimi decenni, eppure in pubblico non è mai apparso molto, si direbbe solo lo stretto indispensabile. Timidezza o civetteria, scelta calcolata o spontanea?

Scelta spontanea di un animo teso al vero, pur essendo ben consapevole dei miei limiti.

Dinanzi al suo nome, e quasi a prescindere dalla persona, per anni è stato quasi obbligatorio schierarsi: o decisamente a favore, o contro. Perché secondo lei?

Il favore anche ben riconosciuto non mi ha mai fatto dimenticare il prezzo del sacrificio richiesto.

Chi la sta intervistando proviene da un’esperienza ecclesiale ritenuta “opposta” a Cl. Per anni le cronache si sono riempite del conflitto Ac-Cl. Lei pensa che fosse inevitabile o ha qualche rimprovero da fare o da farsi al riguardo?

Mi pare che quanto più un gruppo di fedeli cerca di vivere la fede e di educarsi all’apostolato sotto l’influsso di analisi sincere e appassionate tanto più rischia anche di essere parziale nei suoi riferimenti, poiché ogni analisi è impossibile che sia omnicomprensiva. Ma se i rapporti sono mantenuti e svolti nella carità, come Cristo e gli Apostoli hanno raccomandato, le distinzioni e le diversità riescono ad essere una collaborazione.

Perdoni l’ingenuità della domanda: che cos’è Cl per don Giussani?

E’ un’amicizia (l’ex rettore dell’Università di Monaco e fondatore dell’Università di Eichstatt, il professore Nikolaus Lobkowicz, ha scritto che incontrando Cl ha scoperto l’amicizia come “virtù”) che assicuri uno sforzo comune di collaborazione nella riflessione sulla fede e nel tentativo di rendere espressione comune la volontà di testimoniare Cristo come ispiratore di pace e di aiuto vicendevole. E nella lettera che mi ha inviato per il ventennale della Fraternità di Cl, Giovanni Paolo II ha scritto che «il movimento ha voluto e vuole indicare non una strada, ma la strada per arrivare alla soluzione di questo dramma esistenziale» dell’uomo di oggi. E ha aggiunto: «La strada è Cristo… Comunione e Liberazione, più che ad offrire cose nuove, mira a far riscoprire la Tradizione e la storia della Chiesa, per riesprimerla in modi capaci di parlare e di interpellare gli uomini del nostro tempo». Esistiamo solo per questo.

Prete, educatore e leader. Non lo neghi: lei è stato ed è un capo a tutto tondo. Qual è la gioia maggiore, ma anche la maggior fatica, nel guidare un popolo di giovani ed ex-giovani?


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