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90 ANNI DON GIUSSANI/ L'intervista ad Avvenire: io sono zero, Dio è tutto (2002)

Pubblicazione:lunedì 15 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 16 ottobre 2012, 9.01

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Nel guidare un popolo la gioia maggiore e insieme la fatica maggiore stanno nel chiedere sinceramente e continuamente a Dio, e quindi allo Spirito e alla Madonna, luce per la propria intelligenza e fuoco ardente per la propria carità di fronte a tutti i problemi che scaturiscono nel cuore di ogni uomo davanti agli avvenimenti che il Mistero di Dio permette, problemi che si impongono al cuore e al lavoro di ognuno nel luogo in cui ci si incontra.

Il seme di Comunione e Liberazione è ormai sparso in tutti i continenti. Quali criteri indica perché la diffusione avvenga nella fedeltà al disegno originale?

La diffusione dei criteri teorici e pratici in tutto il mondo è un dono da chiedere continuamente a Cristo e perciò deve avvenire come oggetto della preghiera al Mistero del Padre, come Cristo ci ha insegnato: nella coerente ricerca dei principi della fede e della carità, nell’obbedienza umile ai pastori del gregge, cioè i Vescovi. L’obbedienza all’autorità della Chiesa – innanzitutto al Papa, argine stabilito per la sicurezza della nostra fede cattolica – costituisce l’originale e perfetto criterio. In un tale atteggiamento gli anni che passano confermano (cioè motivano la conferma di una promessa compiuta).

Faccio l’indiscreto. Come prega don Giussani? E quale invocazione più frequentemente sale dal suo cuore durante la giornata?

La mia preghiera è la liturgia e la continuata ripetizione di una formula: Veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam. Vieni Santo Spirito, vieni per Maria, renditi presente attraverso il ventre, la carne della Madonna. Questa antica giaculatoria è sintesi di tutta la Tradizione e segna il metodo di Dio per farsi conoscere dagli uomini: l’Incarnazione. Tutto il cristianesimo è lì. Nell’inno suo alla Vergine, Dante parla del “caldo” del ventre della Madonna: pensare che di lì si grida il Mistero è veramente la cosa più misteriosa, e solo nell’esperienza di una comunione vissuta si può cominciare a capire qualcosa di questo mistero di Dio. Per cui la preghiera è il gesto più ragionevole che l’uomo ingaggiato nella quotidiana lotta per la vita possa compiere: è l’alfa e l’omega di tutto. Io non ho fatto niente, sono uno zero. L’Infinito fa tutto, e da noi non si farebbe niente se non si fosse donato.

A ottant’anni è inevitabile forse pensare alla successione. Posso sapere cosa si attende da chi raccoglierà il suo testimone?

Mi attendo dalla Misericordia di Dio e della Madonna un capo che risponda coerentemente ai contenuti delle ultime domande. 



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