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90 ANNI DON GIUSSANI/ L'intervista ad Avvenire: io sono zero, Dio è tutto (2002)

Pubblicazione:lunedì 15 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 16 ottobre 2012, 9.01

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

In occasione dei novant'anni dalla nascita di don Luigi Giussani, riproponiamo un'intervista rilasciata dal fondatore di Cl ad Avvenire il 13 ottobre 2002, pubblicata e diffusa come particolarmente significativa anche dalla rivista internazionale di Comunione e liberazione Tracce.

Lo fissi negli occhi e ti chiedi: qual è il mistero di una vita? Di quelle semplici e di quelle importanti. Ma importanti perché? E in base a che cosa? La notorietà pubblica? Il numero di seguaci? Le opere realizzate? Il sacerdote che incontriamo è certamente famoso. Senza dubbio è destinato a entrare nella storia religiosa del Novecento. Il pensiero che migliaia di persone vorrebbero stargli dinanzi, potergli rivolgere una domanda, anche una sola, mette imbarazzo. Allunghi lo sguardo e scorgi dietro a lui una moltitudine di giovani (e meno giovani ormai), consapevoli, ed entusiasti ad oltranza. E percepisci immediatamente quello che in termini non solo tecnici viene chiamato carisma. Ne ha da vendere, quest'uomo, glielo riconoscono pure quelli che restano scettici sul suo messaggio. Ancor più oggi, vecchio e acciaccato, è un tutt'uno con il suo carisma, penetrato e assorto in esso. Spontaneo viene il pensare alla corrente comunicativa che lo lega al suo Dio. Dev'essere una relazione forte e continua. Che poi è la cifra segreta di ogni "fondatore", specie nelle stagioni di disarmo dalle strutture: attingono alla Fonte quello che è fascinoso e di rinforzo per le anime. Molti di questi movimenti più recenti sono spuntati dal tronco secolare ma giovane e fecondo della cattolicità italiana. Non suonasse sconveniente, avresti la tentazione di dirgli: don Giussani, non sembra anche a lei di essere più del suo movimento, che il suo sguardo vada oltre, e il suo sogno trasbordi ancora? Che lei sarà certo un maestro, un concentrato dei maestri che ha avuto, ma più ancora è un testimone, nel senso letterale del termine: uno che ha visto, e per questo parla e può parlare a tutti? Intanto don Luigi - a sua volta - ti fissa aspettando la prima domanda. Fatalmente diversa da queste.

Ottant’anni. Don Gius, com’è la vita a quell’altezza?

La vita a quest'altezza è fatta e comunicata per riconoscere il nome di Dio in tutte le cose, e per riconoscere lo Spirito creatore che opera in essa. Così che s’avverino le parole della poesia di Ada Negri Mia giovinezza: «Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo/ all’essere. Sei tu, ma un’altra sei:/… più bella./ Ami, e non pensi essere amata: ad ogni/ fiore che sboccia o frutto che rosseggia/ o pargolo che nasce, al Dio dei campi/ e delle stirpi rendi grazie in cuore».

Il senso del tempo che corre veloce quanto ha inciso nell’opera che ha realizzato? In altre parole: la sua vita si è svolta nel segno dell’urgenza?

Spero che la mia vita si sia svolta secondo quel che Dio aspettava da essa. Si può dire che si sia svolta nel segno dell’urgenza perché ogni circostanza, anzi ogni istante per la mia coscienza cristiana è stato ricerca della gloria di Cristo. Il cardinale Tettamanzi, mio vescovo, entrando in Milano, ha detto: «Gli uomini e le donne del nostro tempo, anche se inconsapevolmente, ci chiedono di “parlare” loro di Cristo, anzi di farlo loro “vedere”». Proprio Gesù Cristo, la Sua gloria umana nella storia, è nel mondo l’unico segno positivo di un altrimenti assurdo muoversi del tempo e dello spazio. Poiché senza il significato, direbbe Eliot, non c’è tempo. La vita è piena di nullità, di negatività e Gesù di Nazareth è la rivincita. In me questo è chiaro. Così la speranza è la certezza per cui nel presente si può respirare, nel presente si può godere.

C’è stato un momento nei primi decenni della sua vita in cui ha avuto il presentimento di quello che sarebbe scaturito dalla sua iniziativa sacerdotale? Per quanto delicato e personale, ce lo può raccontare?

Non riesco a fissare alcun momento particolarmente “istigatore”. Tutto per me si è svolto nella più assoluta normalità e solo le cose che accadevano, mentre accadevano, suscitavano stupore, tanto era Dio a operarle facendo di esse la trama di una storia che mi accadeva – e mi accade – davanti agli occhi. Ho visto il succedere di un popolo, in nome di Cristo, protagonista della storia.

Lei è assai amato dai suoi ragazzi. Quando parla loro, anche in assemblee vastissime, di persona o in video, non si muove una mosca. Si intuisce che per molti lei è un padre, rappresenta l’ideale. La imbarazza?


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