BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

BAMBINO CONTESO/ Il "reset" degli affetti, la perversione di chi teme un giudizio

Un bambino al computer (Foto: Infophoto)Un bambino al computer (Foto: Infophoto)

Proprio così, si parla di sistema e di funzionamento. A questo può essere ridotto un bambino, ma togliamo pure di mezzo le questioni di tenerezza, a questo può essere ridotto un uomo. Siamo davanti, a tutti gli effetti, a un’operazione perversa. Per rendercene conto dobbiamo abbandonare l’idea della perversione come di una patologia ad ambito esclusivamente sessuale; i signori coll’impermeabile al parco e gli amanti dell’estremo ne sono solo la macchietta più triviale. La vera natura della perversione è l’ostilità dichiarata verso il pensiero. Fantasticare di poter resettare un bambino vuol dire misconoscere completamente la sua facoltà di soggetto pensante, in grado di elaborare giudizi e trovare soluzioni, per trasformarlo in un sistema che deve funzionare. Potremmo proiettarci a pensare programmi di rewind per cancellare i brutti ricordi o di fast forward per superare più in fretta i periodi difficili, tutto nella logica di una programmazione sistemica e sistematica. Ma c’è poco da fare gli ironici, perché è in gioco la libertà del soggetto, quella di Leonardo come quella di ciascuno di noi. 
Lasciate stare Leonardo. Se veniva da pronunciarlo, magari a mezza voce, davanti al video, oggi ci sale alle labbra ancora di più. Lasciatelo stare, se l’intenzione è davvero di “aiutarlo a resettare” i suoi rapporti affettivi. Non gli serve un aiuto così. Ha bisogno piuttosto di iniziare a giudicare – e a dieci anni può farlo benissimo – chi gli ha fatto e cosa, e non fissarsi sui torti ricevuti. E’ per lui il momento di un rilancio, non di un reset. 
Rilancio dell’occasione di sperimentare una normalità possibile e di praticarla in proprio. Rilancio della possibilità di dare e ricevere soddisfazione. 
Rilancio di quel suo essere bambino – ossia della capacità di guardare l’altro come fonte del beneficio e l’intero universo come luogo del suo agire – che può essere stato ferito e scalfito, ma certo non soppresso.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
15/10/2012 - Rimettiamoli a Fuoco (Antonio Servadio)

Come da consueto copione, l'opinione pubblica si è subito concentrata sull'intervento della polizia, tanto che i vertici hanno immediatamente avviato indagini interne. Qualcuno ha forse messo in discussione le decisioni dei giudici, di cui la polizia è solo il braccio operativo? Quanto al trauma che il ragazzino avrebbe eventualmente subito, non penso proprio che esso stia nell'atto del trascinamento, quanto nello spettacolo che vi è stato costruito attorno, nel circo mediatico e familiare che i genitori hanno permesso e sollecitato. Se c'è da interrogarsi su questa vicenda, c'è da interrogarsi in primo luogo sui genitori; in secondo luogo sul ruolo e sull'operato dei tribunali. La polizia lasciamola stare, per favore.