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Cronaca

J'ACCUSE/ Non basta Twitter per difendere Malala Yousufzai dai talebani

Alcuni bambini di religione musulmana (Foto: Infophoto)Alcuni bambini di religione musulmana (Foto: Infophoto)

Dice bene su La Stampa il ministro Terzi, parlando di rischio jihad in Nordafrica, ma mi viene da riflettere sui tempi e sui modi di questo rischio. Fino allo scoppio della primavera araba, nulla di tutto questo era possibile e invece oggi la deriva talebana si avvicina come non mai. Malala è solo uno dei simboli della forza delle donne nel mondo; un simbolo che riesce a sommare il silenzio del femminismo politicizzato e il chiasso delle giovani che vogliono vivere, laggiù, dove ogni diritto è negato. 
Una sola triste certezza, in realtà, ci rimane. Nelle parole dei Talebani c’è il futuro di Malala: “deve morire” e si può star certi che la prossima volta la colpiranno ancor più forte, in modo da non lasciar traccia né di lei né delle sue parole. Strani controsensi, piazze piene di adolescenti sdegnate in Pakistan, piazza vuote nell’Europa del Nobel per Malala. Siamo in un mondo talmente libero che chi si volta dall’altra parte viene premiato e chi ci mette la faccia ci rimette la vita. Diritti troppo scontati, per non essere ciechi davanti a chi non ce l’ha. E per vergognarci di un premio che non meritiamo.

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