BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BAMBINO CONTESO/ Un avvocato: ecco perché la polizia ha agito in quel modo

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

È stato detto da molti (partendo dalla suggestione delle parole dei familiari) che “i bambini hanno una voce” e che “i bambini vanno ascoltati”; se questo è vero in linea di principio, occorre fare attenzione a non confondere la considerazione certamente dovuta al minore (che spetta però alla sede giudiziaria, in cui vanno effettuati tutti gli accertamenti e gli approfondimenti del caso) con il demandare al minore stesso le scelte relative alla propria vita: un bambino di dieci anni non è in grado di valutare quale sia il bene per sé, né potrebbe sopportare il peso di dover operare una simile scelta.

A chi opera nel settore del diritto di famiglia si pone spesso, purtroppo, il problema dell’esecuzione di provvedimenti come quello che ci occupa, perché da un lato ci si trova di fronte a decisioni che non dettagliano a sufficienza le loro modalità di attuazione, dall’altro il genitore che “subisce” la decisione fa generalmente strenua opposizione (e qui viene da chiedersi come mai le decisioni dei nostri tribunali non abbiano più da tempo l’autorevolezza necessaria per ottenere un’esecuzione spontanea); la forza pubblica viene, così, interpellata in sede di esecuzione senza avere spesso né gli strumenti, né la preparazione idonea, né un chiaro protocollo specifico. Occorrerebbe un intervento che colmasse il gravissimo vuoto in cui gli operatori si stanno muovendo da troppo tempo, o a livello legislativo, o a livello di prassi giudiziaria uniformata, così da evitare il ripetersi di scene come quella che ci è stata sottoposta con il filmato in questione, che lascia a dir poco sconcertati.

Fatte queste considerazioni, la domanda che mi sorge è questa: in un caso del genere, in assenza di strumenti adeguati con i quali intervenire, corrisponde maggiormente al bene di un bambino lasciarlo permanere in un ambiente che l’autorità giudiziaria ha riconosciuto inidoneo, come dobbiamo presumere, al suo sereno sviluppo psicofisico, onde non “forzarlo” e rispettare la sua sensibilità, oppure prenderlo al limite anche di peso, pur di sottrarlo a quell’ambito che, secondo la valutazione dei giudici, lo danneggerebbe?

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
16/10/2012 - Uno sguardo diverso su tutto. (claudia mazzola)

I bimbi non hanno colpe e di noi adulti abbiam misericordia in memoria che anche noi eravamo piccini e dovremmo tornare bambini.