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DIFFAMAZIONE/ La commissione giustizia rinvia. Sallusti: politica cialtrona

La commissione giustizia della Camera che doveva riformare l'articolo che prevede il carcere per chi viene condannato per diffamazione, rinvia la conclusione dei lavori

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Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, andrà in carcere? La sua unica possibilità infatti era che prima dello scadere dei trenta giorni concessi dopo la condanna che gli è stata inflitta, il Parlamento cambiasse la norma della legge sulla diffamazione. Una legge che come si sa risale ai tempi del regime fascista e che prevede il carcere per chi viene riconosciuto di diffamazione a mezzo stampa. Il caso è noto: Sallusti, ai tempi dei fatti direttore di Libero, in quanto direttore, si è preso la responsabilità di un articolo in cui un giudice si è sentito diffamato per le espressioni usate. Uscito come anonimo, l'autore del pezzo poi si è fatto avanti ed era il parlamentare del Pdl Roberto Farina. Sallusti comunque si è visto infliggere una condanna a un anno e diversi mesi. Erano intervenuti un po' tutti, anche il capo dello Stato, a chiedere che il carcere per diffamazione vensise cancellato dal codice italiano e così sembrava si volesse fare. Adesso la brutta notizia per Sallusti: per ottenere la riforma del reato di diffamazione la commissione giustizia del senato dice che ci vogliono tempi più lunghi e dunque non si farà in tempo a riformarla entro il 26 ottobre, quando scadono i trenta gironi previsti per Sallusti. Il quale si è fatto sentire immediatamente parlando di politica cialtrona: "Non ho nessuna intenzione di restare appeso a questi politici ipocriti e codardi che non sono in grado di decidere nulla". Il giornalista ha dunque chiesto che gli venga conferito l'ordine di arresto così da poter andare in carcere. "Io chiedo a questo punto alla Procura di trasmettermi l'ordine di carcerazione che non ho ancora ricevuto vorrei capire chi si prende la responsabilità di tenere questo ordine nel cassetto" ha detto. Il motivo del rinvio è presto detto: secondo sei senatori, Franco Bruno (Api); Vincenzo Vita, Luigi Vimercati, Marco Perduca e Gerardo D'Ambrosio (Pd); Luigi Li Gotti (Idv), la norma da riformare è troppo complessa ed è necessario che venga esaminata anche dall'aula. Sul caso è intervenuto il senatore del Pd Gerardo D'Ambrosio che ha spiegato che comunque Sallusti non dovrebbe finire in carcere, almeno per il momento: "Se, come lui dice, l'ordine di carcerazione non è stato ancora notificato, allora vuol dire che il termine di trenta giorni per la richiesta dell'affidamento ai servizi sociali deve ancora cominciare a decorrere, perché parte non dalla pronuncia della Corte, ma dalla notifica".