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IL CASO/ Il giurista: così un bimbo down manda in crisi eutanasia e aborto

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Persona e vita sembrano cioè viaggiare su binari distinti. Entra prepotentemente in gioco una sorta di diritto alla “non vita”, che viene fatto valere non dal suo presunto titolare (cioè il bambino) ma dai genitori. Questa però si chiama eugenetica e i giuristi, credenti o non credenti che siano, non possono tacere.
Se, infatti, la linea della Cassazione trovasse terreno fertile nelle decisioni successive, l’inevitabile conseguenza logica sarà che d’ora in avanti qualsiasi persona con disabilità andrebbe valutata in modo diverso a seconda che la sua esistenza sia frutto di una libera scelta dei genitori e, dunque, mai potrebbe reclamare un risarcimento; mentre ove ciò sia frutto di un errore di informazione medica, la persona disabile andrebbe risarcita “affinché quella condizione umana ne risulti alleviata, assicurando al minore una vita meno disagevole” (di nuovo parole dell’estensore della sentenza). Dunque, seguendo l’illogico ragionamento della Cassazione davanti ad uno stesso evento dannoso avremmo due trattamenti diversi con evidente discriminazione.
In definitiva è una decisione che svilisce il ruolo del diritto e ne capovolge la logica: da strumento di protezione delle persone, si piegano la legge civile e la tutela risarcitoria a compiti impropri che rischiano di comprimere la lettura sociale della vita delle persone con disabilità entro limiti angusti, in totale distonia con la ricchezza umana, sociale e solidale che entro tali relazioni interpersonali quotidianamente si rappresentano.



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COMMENTI
16/10/2012 - Sembrerebbe una disgrazia ed invece è una grazia. (claudia mazzola)

Conosco una coppia che ha anche un figlio down. Dicono che è il dono più bello ricevuto dalla vita. Il suo essere così ha riempito d'amore la famiglia.