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Cronaca

NAPOLITANO INTERCETTATO/ Perché così tante allusioni nella "difesa" del presidente?

Ieri il Corriere ha reso publico il carteggio tra Giorgio Napolitano e Loris D’Ambrosio, consigliere del Quirinale, dove si parla di attacchi al Capo dello Stato. GIANLUIGI DA ROLD

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto)Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Domenica 14 ottobre i giornali titolavano: “I pm su Napolitano: immunità totale solo ai re”. La frase era inserita nella lunga memoria difensiva della Procura di Palermo presentata alla Corte costituzionale di fronte alla quale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è rivolto sollevando il conflitto di attribuzione. In sostanza per le quattro telefonate intercettate tra lui e l’ex ministro Nicola Mancino. Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, forse attendendo una reazione, rilasciava una dichiarazione: “Nessuna affermazione irriguardosa nei confronti del Presidente della Repubblica ma solo un’argomentazione giuridica circa l’immunità di cui gode”. 

Martedì 16 ottobre, gli stessi giornali titolano: “Napolitano: vogliono colpirmi”. Che cosa è accaduto? Andando all’inaugurazione della scuola della magistratura a Scandicci, vicino a Firenze, il Capo dello Stato rende noto un carteggio tra lui e il suo consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, morto d’infarto dopo essere stato tirato in ballo nelle storia delle intercettazioni e ascoltato come testimone dalla procura di Palermo. In una lettera, D’Ambrosio scrive due passaggi da brivido: “Tutto ciò è inaccettabilmente calunnioso: Ma non mi è difficile immaginare che i prossimi tempi vedranno spuntare accuse ancora più aspre che cercheranno di ‘colpire me’ per ‘colpire lei’”. 

E ancora: “Non conosco il contenuto delle conversazioni intercettate, ma quel tanto che finora è stato fatto emergere serve a far capire che d’ora in avanti ogni più innocente espressione sarà interpretata con cattiveria e inquietante malvagità”. Come rivela lo scriba quirinalizio del Corriere della Sera: tutto questo è ben altro che la pretesa di “una inviolabilità assoluta alla pari dei re”, come è stato sostenuto, con un irritante paragone, nella memoria difensiva della Procura di Palermo. In parole meno sinuose, in altri termini più immediati, il Presidente Giorgio Napolitano ha dato subito una risposta durissima alla memoria difensiva dei pm di quella Procura. 

Tutto questo e quello che sta accadendo da mesi, intorno alla vicenda delle intercettazioni, lasciano perplessi e portano ad alcune riflessioni. È possibile che in un Paese si debba assistere a una sorta di “partita a scacchi”, per usare un eufemismo, o più precisamente a un continuo “botta e risposta” tra istituzioni? La Corte costituzionale deve decidere tra un mese su un argomento di estrema delicatezza, dove secondo alcuni esegeti del diritto costituzionale, si celerebbe una sorta di lacuna del diritto, per dirla tecnicamente.