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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 17 ottobre, viene celebrato sant'Ignazio di Antiochia

Pubblicazione:mercoledì 17 ottobre 2012

Tutti i santi Tutti i santi

Oggi, 17 ottobre, la Chiesa cattolica fa memoria sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire. Un tempo celebrata il 1° febbraio, la memoria di sant’Ignazio è stata riportata ad oggi, data tradizionale del suo martirio avvenuto con molta probabilità nel 107, dal nuovo Calendario ecclesiastico che l’ha resa obbligatoria per la Chiesa universale.
Ignazio non era cittadino romano e non era nato cristiano, anzi sembra che conversione e battesimo siano avvenuti in età adulta. Uomo d’ingegno acutissimo, dopo la sua conversione venne scelto per guidare la comunità cristiana d’Antiochia, in Siria: ne fu il terzo vescovo, degno successore di san Pietro, primo presule di quella grande città. Antiochia, infatti, all’epoca era la terza metropoli, dopo Roma ed Alessandria d’Egitto.
Il nome Ignazio deriva dal latino ignis, e significa “di fuoco”. E il carattere del vescovo di Antiochia confermava il nome: pastore zelante e cristiano appassionato, non temette la persecuzione intrapresa dall’imperatore Traiano. Per queste ragioni venne arrestato e condannato “ad bestias”, ossia a morire nel circo dilaniato dalle belve feroci affamate. Il martirio non avvenne immediatamente, ma il vescovo Ignazio fu trasferito, con un lungo e drammatico viaggio, fino a Roma dove erano in corso i festeggiamenti per la vittoria dell’imperatore Traiano in Dacia.
Durante il viaggio Ignazio scrisse sette lettere ad altrettante chiese: in esse esorta i fedeli a fuggire il peccato, di non cadere negli errori dello gnosticismo e, soprattutto, di mantenere l’unità della Chiesa. Non rifuggì mai il martirio, anzi esortò in particolare i cristiani romani a non intervenire in sua difesa tentando di salvarlo dalla condanna. Scriveva: «lo guadagnerei un tanto se fossi in faccia alle belve, che mi aspettano. Spero di trovarle ben disposte. Le accarezzerei, anzi, perché mi divorassero d’un tratto, e non facessero come a certuni, che han timore di toccarli: se manifestassero queste intenzioni, io le forzerei». Ed anche: «Voi non perdete nulla, ed io perdo Iddio, se riesco a salvarmi. Mai più mi capiterà una simile ventura per riunirmi a Lui. Lasciatemi dunque immolare, ora che l'altare è pronto! Uniti tutti nel coro della carità, cantate: Dio s’è degnato di mandare dall’Oriente in Occidente il Vescovo di Siria! Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, dalle quali mi sarà dato di godere Dio. lo sono frumento di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, affinché sia trovato puro pane di Cristo». Infine, rivolgendo un pensiero alle bestie feroci che lo attendevano: «Accarezzatele, affinché siano la mia tomba e non facciano restare nulla del mio corpo, e i miei funerali non siano a carico di nessuno».


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