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IL CASO/ Il sacrificio di un papà e di un clandestino sfidano il nostro quieto vivere

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Un immigrato (Foto: Infophoto)  Un immigrato (Foto: Infophoto)

Eroi, di questi tempi. Tanti non balzano all'onore delle cronache, per fortuna, che le cronache danno solo brutte notizie e raccontando di eroi loro malgrado, eroi finiti male, o misconosciuti. Due uomini eroi, negli ultimi giorni. Uomini pronti morire per salvare delle vite. Samuel Rubin, svizzero, con un nome da terra promessa, era in Italia per una breve vacanza, nel livornese.
E'ottobre, ma qui il clima è così mite, come si fa a negare la spiaggia ai bambini. Gran famiglia, la sua, cinque figli, in scala. Si va al mare, coi panini, il secchiello, la palla. Ma fa così caldo…che imprudenza le onde, per quei ragazzi abituati ai prati delle montagne. Sono piccoli, sono travolti subito. Il padre si slancia, è normale, chi non lo farebbe. Li porta fuori uno ad uno. Poi cede. La stanchezza, più probabilmente un malore. Restano alla spiaggia cinque bambini muti, una donna in lacrime china sul suo sposo, per un ultimo abbraccio.
Eroe, quel padre? Un padre. Chi ha dato la vita sa dare la propria, per quei figli. Senza calcoli, senza pensieri. Eroe come tanti padri e madri che si tolgono il pane di bocca per tirare avanti, e reggere la casa e le responsabilità. Che abbia chiuso gli occhi con la certezza che i suoi bambini erano al sicuro, e possa guardare la terra promessa.
Poi c’è Adoiou Abderrahim, marocchino, 48 anni, l’altra notte se ne andava in macchina, con un amico, per la piana del Fucino. C’è un’auto davanti, tre persone dentro, le segue con lo sguardo, va un po’ lenta, se fanno strada si può superare. Poi l’auto sparisce, Adoiou intuisce, è un lampo, è caduta nel canale. Inchioda, scende, si tuffa. La macchina scivola giù, giù, rompere un vetro nell’acqua è impossibile, a mani nude, poi scatta la sicura, c’è un varco. Prima porta fuori il bambino, poi la donna, poi il papà, svenuto, secondo un codice di cavalleria antico e naturale.
Sono vivi. Adoiou si dà da fare come può, chiama carabinieri e ambulanze, poi scappa, dicono i giornali. Non è vero, va via. Non ha il permesso di soggiorno, è stato in carcere per un po’, problemi di droga. Si vergogna. Non ha rischiato la vita per un vantaggio, che sarebbero tutti pronti agli applausi e al trionfo, ma lui esita, si palesa solo all’indomani, nei diversi ospedali della zona dove i membri della famigliola sono ricoverati. Per accertarsi che stiano bene, per ricevere i loro sorrisi e le strette di mano. Normale che si stiano muovendo le istituzioni per “metterlo in regola”, si dice così. Lui e i suoi cari. Un atto dovuto, non un premio. Chi più in regola di lui: abbiamo bisogno di italiani così, nel nostro paese. Tocca pensarci, davanti i sospetti e ai pregiudizi, leciti, per la nostra ignoranza e per quelli che sbagliano, infangando giusti che camminano dritti per le nostre strade, alla ricerca di una vita un po’ più degna. 


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