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IL CASO/ Perché Mani Pulite non ha evitato la nuova tangentopoli?

L'aula di un tribunale (Foto: Infophoto) L'aula di un tribunale (Foto: Infophoto)

I numeri dispiegano una conclusione che i media riportano senza mettere a fuoco con decisione: fatte le dovute eccezioni e riconosciute le migliori eccellenze, è evidente che i problemi che appesantiscono il paese sono culturali, nonché radicati nella mentalità con cui gli Italiani (noi) si muovono e agiscono; ma se un popolo è portato a corrompere e a farsi corrompere, a evadere le tasse e a non pagare le multe, le responsabilità non possono essere solo della società: la pressione fiscale è diventata asfissiante, la macchina statale costa troppo, con carenze pesanti in termini di efficienza, tanto da apparire ormai come un investimento controproducente. Per questo ridurre il dramma a una perversione della politica è quantomeno inutile, se non dannoso, perché il sistema corrotto esiste di sicuro, ma non è soltanto quello politico (forse il più acuto e fotografato). Il problema è un “sistema Italia”, nato in risposta a problemi irrisolti da decenni, e a un totalitarismo della macchina statale che, spesso, non ha fatto i conti con la realtà, come dimostrano l’educazione di Stato e le politiche del lavoro. 
Distrutte le mura del palazzo dei ladri, arriverà comunque il momento in cui scegliere da dove partire per edificare un paese che, da lungo tempo, non è più Stato. Se l’Italia si accontenterà dei capri espiatori, allora una nuova tangentopoli appagherà la fame di risentimento. Ma basterebbero pochi secondi per capire che, se le mura della città si ricostruiscono in pochi anni, l’umanità di un popolo tirato su a pane e gogne mediatico-giudiziarie richiede molto più tempo.

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COMMENTI
18/10/2012 - Osserviamo i segni (Daniele Scrignaro)

«Distrutte le mura del palazzo dei ladri, arriverà comunque il momento in cui scegliere da dove partire per edificare un paese», sì, ma non darei per scontato che prima del «da dove» dovremo scegliere «da chi». Quelli passati, non sono stati anzitutto anni di mal governo inteso come errori strategici o favoreggiamenti, è accaduto che sia stata scelta una modalità – il partito “azienda”, rappresentanze nominate – intrinsecamente “marcia”, corrompibile per la sua stessa natura. Il problema è morale, di dignità. Siccome chi è entrato nel gioco e vuole restarci lo sa bene, assisteremo e abbiamo assistito a proclami che additano lo spettacolo immorale che buona parte della politica sta dando, elencano intendimenti di contrastare iniqui provvedimenti della legge di stabilità, etc., sperando che questo basti a far dimenticare senza neppure chiedere scusa i propri comportamenti ignobili e i silenzi su scelte contro il bene comune (invece evocato a parole). Però non viene detto, ad esempio, dove andare a prendere i soldi per tornare i conti. Come si può dar credito? Luigi Giussani suggerisce: «Quando uno deve credere in un altro? Quando quest'altro sa quel che dice e non vuole ingannare» e «Posso raggiungere certezza sulla sincerità e sulla capacità di una persona proprio attraverso il procedimento della certezza morale» («un complesso di indizi il cui unico senso adeguato, il cui unico motivo adeguato, la cui unica lettura ragionevole è quella certezza»).