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SANT'ANNA DI STAZZEMA/ Il familiare: la sentenza sulla strage nazista offende il popolo italiano

Pubblicazione:martedì 2 ottobre 2012

Un momento della strage di Stazzema Un momento della strage di Stazzema

"Noi non vogliamo condanne non siamo forcaioli noi volevamo il processo, che si giudicasse. Che invece tutto si archivi e che ci venga detto che non ci sono prove documentali è una offesa" A parlare è l'avvocato Claudia Buratti, familiare di alcune delle oltre cinquecento persone trucidate dai nazisti il 12 agosto 1944 a Sant'Anna di Stazzema. Una sentenza della procura di Stoccarda ha invalidato tutto quanto aveva fatto la giustizia italiana che invece aveva condannato all'ergastolo dieci ex soldati tedeschi protagonisti dell'eccidio. "Alcuni familiari come la donna che ha salvato tre sorelle e un bambino di un anno" continua l'avvocato Buratti "si sono sentiti male ieri sera alla notizia. In questi dieci anni erano riusciti  a domare i propri fantasmi. Pensi che molto dei sopravvissuti si sono sentiti per anni colpevoli, come se se lo fossero meritato. In questi dieci anni di dibattimenti processuali erano riusciti a ritrovare la loro dignità che adesso questa sentenza ha di nuovo spazzato via". 

 

Avvocato, lei si occupa di un filone diverso delle indagini rispetto a quello della procura militare di La Spezia che ha condannato dieci soldati tedeschi all'ergastolo?

 

Attualmente c'è un procedimento aperto a Roma che al momento è sospeso per accertamenti peritali e riguarda un undicesimo soldato tedesco ancora vivente ed è quello di cui mi occupo, avendo comunque seguito in questi ultimi dieci anni tutto il procedimento della procura militare.

 

Come avvocato e come familiare, come giudica la sentenza del tribunale tedesco? Fredda applicazione della legge o incapacità ad ammettere le reali colpe dei soldati tedeschi?

 

Dal punto di vista legale la Germania pretenderebbe l'identificazione individuale di ciascuno dei responsabili per accertante la responsabilità penale,  e questo dal punto di vista del diritto penali ci può stare. Il problema è che con questa archiviazione non si vuole arrivare a un processo.

 

Ci spieghi meglio.

 

Dopo dieci anni di indagini da tempo concluse il procuratore tedesco ha ritenuto non ci siano prove documentali sufficienti per rinviare questi ex soldati a giudizio. Attenzione: questo significa che i soldati rimasti vivi la Germania non li vuole giudicare che siano colpevoli o innocenti. Non vuole prendere la responsabilità di assolverli o condannarli. Archiviando non si dà infatti avvio a un processo. Con l'archiviazione si evita tutto e soprattutto si evita che venga messo in risalto di fronte all'opinione pubblica tedesca o si aprano dei dibattiti nell'opinione pubblica.

 

Eppure per arrivare alle condanne italiane ci sono volute prove ottenute dalla Germania, giusto?

 

Tutto l'impianto accusatorio e investigativo cominciò nel 2002 in stretta collaborazione tra la procura di Stoccarda e quella militare di La Spezia. Le prove documentali dei tre processi italiani, primo grado, appello e cassazione ma soprattutto il primo grado perché è nel dibattimento che si forma la prova, queste prove dunque sono state acquisite proprio in Germania con la collaborazione della stessa procura di Stoccarda.

 

Che adesso invece archivia tutto come un nulla di fatto.

 

Sì, sembra tutto molto strano dopo anni di collaborazione. Nel 2007 la Cassazione italiana ha confermato che ci sono prove più che sufficienti per riconoscere la responsabilità di queste SS tedesche. Tra l'altro la condanna è divenuta irrevocabile e quindi si dovrebbe dare esecuzione, ma senza estradizione non è possibile. Tra l'altro in quanto cittadini tedeschi, queste SS una volta che si è arrivati a un giudizio definitivo, una volta cioè condannati, devono scontare la pena anche in Germania, non è necessaria l'estradizione.


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