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VATILEAKS/ Processo al Corvo: Gabriele, sono innocente ma ho tradito il Papa

Pubblicazione:martedì 2 ottobre 2012

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Seconda udienza del processo che vede coinvolto l'ex maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, accusato di aver trafugato documenti privati del Pontefice stesso. Gabriele è attualmente l'unico imputato nel caso in quanto Claudio Sciarpelletti tecnico informatico della segreteria di Stato vaticana che era stato accusato di favoreggiamento, è stato prosciolto dalle accuse. E proprio Gabriele ha fatto oggi la sua deposizione: si dichiara innocente, ma chiede perdono al Papa per averlo tradito. Ha detto di aver sempre agito da solo, seppur influenzato dalla posizione di alcuni esponenti del Vaticano tra cui anche alcuni cardinali, e di averlo fatto per il bene stesso della Chiesa. I documenti di cui si impossessava, ha dichiarato, li riproduceva in due copie: una da dare ai giornali e ai media e una da tenere per sé. Nella sua abitazione sono state trovate ben 82 scatole contenente materiale trafugato. La sua spiegazione per il suo comportamento è stata questa:  "stato d'animo preoccupato e lo sconcerto per una situazione diventata insopportabile e diffusa ad ampio raggio in Vaticano". Ha anche detto che altri prima di lui avevano fatto lo stesso, ma senza far nomi. Gabriele ha detto di aver cominciato a fare questo trafugamento nel 2010 e di non aver mai preso soldi da parte di nessuno per i documenti che poi dava in giro. Ha chiesto scusa al Pontefice, a cui ha dichiarato di voler bene come un padre, per aver tradito la sua fiducia. Oggi è stato sentito anche il segretario personale di Benedetto XVI, don Georg Gaenswein, che ha detto di non aver mai avuto sospetti fino a quando ha letto il libro "Sua Santità" di Gianluigi Nuzzi dove ha ritrovato due documenti che non dovevano uscire dai suoi uffici personali. Gabriele rischia sei anni di carcere per quanto commesso; in molti si dicono convinti che il Papa però potrebbe concedere la grazia. Gabriele dunque da quello che si può desumere dalle sue parole si riteneva in una missione privata per il bene della Chiesa. In che modo pensase di ottenere questo bene e quali fossero le sue paure per la Chiesa stessa non è ancora stato chiarito. 


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