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Cronaca

17ENNE UCCISA A PALERMO/ Un ex ragazzo e un coltello: la linea rossa del possesso

La ragazza assassinata a Palermo (Foto InfoPhoto)La ragazza assassinata a Palermo (Foto InfoPhoto)

Le risposte le vogliamo lasciare agli esperti, agli psicologi o ai criminologi. A noi resta il dolore. L'abbraccio, il sale delle lacrime, il banco vuoto e quei genitori di lei che invecchiano assenti, i genitori di lui che abbassano lo sguardo e evitano di passare in città. Ci resta il dubbio, il tremito di chi si è sentito sfiorare dal delitto. I nastri tirati dalla Polizia sui luoghi insanguinati.

La linea rossa del possesso: questo mi è rimasto impresso. Forse, dico forse, lui si è impossessato di lei al punto intollerabile di uscire di senno, anima senza casa, anima presa. Anima inseparabile, la morte piuttosto che non sia più mia. Verrebbe da dire: diabolico. Perchè noi siamo fatti per essere presi, soprattutto noi donne; accarezzate da uomini che ci “prendono” e fanno di noi una sola carne; la moltiplicazione della carne e dell'amore noi la conosciamo diventando madri. E la prima cosa che capiamo quando ci nasce un figlio è che non è nostro. Ci è dato.

Ma abbiamo bisogno di essere prese, presi, di una presa sicura, di un amore che ci tiene. Ma che non ci possiede. Abbiamo bisogno della libertà. Ma un amore tale è possibile davvero da parte di un uomo? Sì, se lui ci ama come Dio. “Vorrei volerti bene come ti ama Dio” cantava Chieffo, il grande amico. Lui ci ama come un padre: noi donne abbiamo bisogno di padri. Le nostre figlie hanno bisogno di padri, quelli che dicono ai ragazzotti “Guai a te se la tocchi”. I nostri figli hanno bisogno di padri che insegnino loro a amare noi donne. Siamo in una società che lamenta l'assenza dei padri: è sotto i nostri occhi.

Per piacere, non usiamo la parola “femminicidio”, crudele e menzognera. Un uomo per uccidere una donna ha già ucciso il padre che è in lui.

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