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GRECIA/ Lucchini (Banco Alimentare): la vendita di cibi "scaduti" (ma buoni) può battere la crisi

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Ai tempi del post-capitalismo, del turbo-capitalismo, del capitalismo finanziario, del consumismo, la notizia che arriva è una di quelle che prima lasciano senza respiro e poi fanno pensare. Oggi la Grecia, in tempi di crisi e di austerità, conta il 27 per cento dei suoi abitanti sotto la soglia dell'indigenza. Una povertà dilagante, che incide non solo sui consumi a lunga durata, ma sulle tavole, sul pasto quotidiano. Il governo greco, a questo punto, ha deciso, con una legge, di consentire ai supermercati di mettere in vendita alcuni prodotti dopo la data di scadenza consigliata con uno sconto del 66 per cento.

I prodotti in vendita dovranno essere esposti separati da quelli venduti a prezzo pieno. E' un fatto su cui ragionare, che solo dieci anni fa era impossibile immaginare. E', come si diceva, lo stesso governo che ha acconsentito, per combattere la marea montante della povertà, di mettere in vendita prodotti alimentari anche dopo la data entro cui devono essere “preferibilmente consumati”. La norma è in apparenza in linea con le raccomandazioni europee e prevede alcuni paletti molto chiari. I prodotti che hanno una data di scadenza che precisa il giorno e il mese potranno restare sugli scaffali per una settimana in più al massimo. Dove è invece riportato solo l'anno e il mese, i prodotti potranno essere venduti ancora per 30 giorni oltre la scadenza. Quando invece è riportato solo l'anno di scadenza, verranno garantiti tre mesi in più di vita commerciale. E il consumismo, lo spreco?

Questo fatto è come se cambiasse la filosofia della vita del ventunesimo secolo. Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare, l'esecutore sul campo della grande intuizione che ebbero più di trenta anni fa in Italia don Luigi Giussani e il patron della Star, Danilo Fossati, spiega: “Questo modello è già stato sperimentato anche in altri Paesi europei, Italia compresa, di fronte alla crisi che viviamo e alla conseguente povertà. In Grecia arriva con una legge che prende atto della realtà che è sotto gli occhi di tutti e può essere ragionevole”.

Ma non ci potrebbero essere danni per la salute?

Mi sembra che siano stati messi dei paletti ben precisi a questo tipo di vendita scontata. Quando sulla scatola del prodotto c'è una data consigliata, vuol dire che la casa produttrice ti offre quel prodotto al “top”, in tutte le sue caratteristiche, non vuol dire che il prodotto non sia più buono da mangiare, da consumare. Quelli che scadono rapidamente sono prodotti come il latte, la panna fresca e altre cose simili.

Danilo Fossati diceva, in altri anni di “vacche grasse”, che le persone, quando vedevano merce vicino alla scadenza, la lasciavano sugli scaffali. Lo chiamava il “principato dello spreco”, perché era merce ancora buona che doveva essere, per legge, distrutta.

Oggi la situazione è molto diversa. Noi abbiamo notizie che in Grecia le mense della Caritas sono ormai aperte 24 ore su 24. Ma anche in altri Paesi europei la situazione è difficile e solamente in Italia la domanda di aiuto in cibo è aumentata del 100 per cento. Le leggi e le disposizioni, ispirate da ideologie di un tempo, sono scadute prima di alcuni prodotti. Si tratta quindi di prendere atto di una realtà e della crisi che stiamo vivendo. Ma per cercare di cogliere anche un'occasione. Se si guarda in questo modo, senza le bende dell'ideologia che hanno creato leggi e regolamenti, anche in Europa, alla fine si può sviluppare persino una catena di solidarietà e aiutare concretamente le persone in un periodo tanto difficile.

Certo che collocare la merce super-scontata in un angolo di un supermercato, di un grande negozio, separata da quella a prezzo pieno, può dare un'immagine dell'”angolo del povero”.



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