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IL CASO/ Un Prefetto umilia un prete anticamorra

Andrea De Martino, prefetto di Napoli (InfoPhoto) Andrea De Martino, prefetto di Napoli (InfoPhoto)

Non si può. Rompono, i preti anticamorra, e dispiace talvolta vederli trattati come delle star, blanditi dai media, coccolati dall’intellighenzia à la page. Ma che dovrebbero fare? Chinare il capo, come tanti, e sopportare in silenzio? Lasciare che s’indigni soltanto Beppe Grillo? Che la Chiesa resti un passo indietro, nel denunciare le ingiustizie? I media parlano di “umiliazione di un sacerdote”. Lo sarebbe stata anche per un semplice cittadino. 

Per un sacerdote di più, anche per chi non ne riconosce l’autorità: perché è un’autorità che conta per la gente, ed è un’autorità buona, che non chiede il pizzo e non intimidisce con la violenza. "Io alla mortificazioni sono avvezzo - scrive don Maurizio -. Spendo la mia vita di prete nella terra del Clan dei Casalesi. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana. Quante mortificazioni, signor Prefetto. Quante intimidazioni. Quanti soprusi. Quante minacce da parte dei nemici dello Stato o di semplici delinquenti. Ma io dei camorristi non ho paura. Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l’ho messo in conto dal primo momento che sono stato ordinato prete".

Qualcuno ha da replicare a queste parole? Tanti anni fa conoscevo una suora, faceva la maestra d’asilo. Una brava maestra. Le hanno chiesto di andare a Caivano, ad aiutare la povera gente. Nessuno voleva partire. Non sono suora per me, ha risposto la suora. Le sue sorelle l’hanno salutata in lacrime, come se partisse per l’antico far West, o le terre degli antropofagi. Lei sorrideva, e non è mai tornata indietro.

Caro Signor Illustrissimo Prefetto, la sua terra dovrebbe ringraziare ogni giorno per gente così. E Lei, Lei che ha il compito di accudirla, e renderla sicura per chi la abita, dovrebbe inchinarsi all’audacia, alla generosità, alla pazienza. E rileggersi i Promessi Sposi, sa quel capitolo 2 in cui vengono elencate tutte le grida inutili di una giustizia inefficiente, ma tutta tesa a celebrare i suoi fasti con titoli e titoli, l’uno dopo l’altro, per sostenere una dignità perduta…

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COMMENTI
22/10/2012 - CON IL RISPETTO DOVUTO (ANTONIO DE BONIS)

Nel guardare il video, mi è parso, a mia ignoranza, che il Prete non abbia offeso nessuno, salvo che rivolgersi educatamente alla Signora Prefetto. Ragionandoci sopra, nel vedere la presa di posizione del collega della Signora Prefetto, sembra che lo stesso si sia risentito di un offesa non so che. Penso ai detti latini che la miglior difesa è l'attacco ponendo il soggetto in difficoltà, è il classico atteggiamento di chi si veste di AUTORITA' per non essere criticato. Ora è ovvio chiedersi perché? I cattivi pensieri corrono nella mente della gente comune, ma forse è ...... probabilmente sarà........chissà ..... per noi popolo, è lecito pensarlo.