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CASO SALLUSTI/ Le motivazioni della Cassazione: è recidivo, deve andare in carcere

Pubblicazione:martedì 23 ottobre 2012

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La Suprema Corte ha reso note le motivazioni della sentenza che ha visto la condanna al carcere a 14 mesi per il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, per diffamazione. Secondo la Corte la condanna è legittima per via della "spiccata capacità a delinquere dimostrata in casi precedenti", ma anche per la "gravità della campagna intimidatoria e diffamatoria nei confronti del giudice Cocilovo quando nel 2007 Sallusti dirigeva Libero". E' infatti in quel periodo che si situa l'articolo ai tempi pubblicato con pseudonimo ma poi per sua stessa ammissionericonosciuto come autore dal deputato Pdl Renato Farina. Nessuna attenuante generica (Sallusti non è mai stato condannato in precedenza per alcun motivo) per via della dimostrata gravità del fatto. La cassazione evidenzia l'eccezionalità della condanna al carcere per un giornalista con appunto la gravità dei fatti da lui commessi. Le colpe di Sallusti infatti non sarebbero solo nei confronti del giudice ma anche dei genitori adottivi e della minorenne "sbattuti in prima pagina", si dice ancora nella sentenza. Non ha nessun diritto al riconoscimento, si dice, l'invocato diritto a mentire al fine di esercitare la libertà di opinione. L'articolo in questioen come riconosciuto dal suo autore conteneva inesattezze e fatti non corrispodnenti al vero. Il commento di Sallusti è stato assai duro: il presidente della Cassazione dovrà rispondere anche a mio figlio per avermi definito un delinquente. Non si può dare del delinquente, ha detto, a un giornalista che non ha mai subito condanne. Il direttore de Il Giornale fa poi sapere di aver depositato la rinuncia all'affidamento ai servizi sociali, alternativa di cui poteva godere invece di andare in prigione. e adesso, aggiunge, se la procura non è vigliacca deve venirmi a prendere e farmi arrestare subito. Sallusti aveva infatti diritto a trenta gironi dal momento della condanna per chiedere una pena alternativa al carcere. Sallusti è in sostanza colpevole di mancato controllo dell'articolo pubblicato sul caso di una minorenne che abortì. L'articolo adombrava che il giudice in questione avesse costretto la ragazzina ad abortire, augurando al giudice stesso la stessa fine del bambino abortito. 


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