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ILVA TARANTO/ Il medico: i nuovi dati? Quei tumori sono di 30 anni fa

Pubblicazione:martedì 23 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 23 ottobre 2012, 10.58

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Quando c'è una pluralità di fonti bisogna tenere sempre presente che le cose non è detto che quadrino al puntino. Nonostante questo, la cosa più importante è che sicuramente si evidenzia un eccesso di mesotelioma, cioè il tumore della pleura (forma grave e potenzialmente fatale di cancro che colpisce la pleura, la doppia membrana sierosa che riveste e sostiene i polmoni nella cavità toracica, ndr). Sono tassi esorbitanti. Ci sono poi dei dati che tendono a porre in rilievo l'eccesso di tumori del polmone, ma è da capire se vengono considerati anche il mesotelioma di cui dicevamo, anche se rimane comunque questa rilevanza evidente. Ci sono poi dati sulle malattie respiratorie, c'è poi il melanoma, ma sappiamo benissimo che in questi casi l'esposizione al sole è molto importante. Ci sono anche linfomi. Questi sono i dati che emergono con certa eterogeneità.

 

Avere dati differenti dunque può creare una difficile disamina esatta della situazione?

 

C'è un primo problema a proposito del mesotelioma: la prima cosa che bisogna avere molto in chiaro è che, per sua natura, è un tumore con una lunghissima latenza.

 

Lunga quanto?

 

E' un tumore che emerge dopo 30, 40, anche 50 anni dall'inizio della esposizione. E' il dato più eclatante, ma è un dato che riguarda statistiche di qualche anno fa e quindi dal punto di vista dell'esposizione torna indietro di decenni. 

 

Lei vuole suggerire che i casi di questa malattia sarebbero stati provocati prima delle bonifiche messe in atto in anni recenti?

 

Sappiamo che l'amianto è stato tolto completamente da parecchi anni, credo dalla metà degli anni '90. Questo vuol dire che negli ultimi vent'anni si può presumere che anche a Taranto, come per tutta la normativa nazionale, devono aver tolto amianto e annessi e connessi. In ogni caso i dati resi noti ieri sono riferiti agli anni duemila, cioè a esposizioni che datano almeno tre decenni. Dato che, come detto, le esposizioni generano la malattia con anni di latenza, i dati che abbiamo adesso potrebbero anche incrementarsi. Ma non si possono mettere in relazione le condizioni di esposizione attuale con la patologia del mesotelioma. Bisogna parlare di qualcosa di precedente e bisogna certo anche verificare se le esposizioni di un tempo sono ancora presenti. 

 

In sostanza secondo la normativa dovrebbe non esserci pericolo. 

 

Bisogna capire quanto è il residuato. 


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