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ILVA TARANTO/ Il medico: i nuovi dati? Quei tumori sono di 30 anni fa

Un rapporto del Ministero della Salute ha diffuso dati allarmanti sull'incidenza dei tumori nell'area di Taranto e provincia, quella dove si trova l'Ilva. Il parere di MARCO FERRARIO

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Uno studio a cura del Progetto Sentieri dell'Istituto Superiore della Sanità ha fatto ieri il giro d'Italia: l'incidenza dei tumori a Taranto e provincia sarebbe nettamente superiore a ogni altra zona d'Italia e, in particolare, a Taranto si avrebbe il 419% in più di morti per mesotelioma polmonare, dato grezzo riferito agli uomini. I verdi fanno notare che avevano ragione loro a parlare di pericolosità dell'Ilva, i magistrati che hanno disposto la chiusura della fabbrica non commentano, ma probabilmente pensano la stessa cosa, il Ministro della sanità si dichiara sorpreso. Ilsussidiario.net ha chiesto al professor Marco Ferrario un parere: "La prima cosa che bisogna avere molto chiara quando si parla di mesotelioma polmonare e cioè di tumore della pleura, il dato più eclatante fra quelli raccolti da questo studio, è che per sua natura è un tumore dalla lunghissima latenza". Ferrario spiega che esso si può manifestare anche cinquant'anni dopo l'inizio dell'esposizione e quindi si tornerebbe indietro di parecchi decenni. "Non si possono mettere in relazione le condizioni di esposizione attuale con la patologia del mesotelioma. Bisogna certo verificare se le esposizioni di un tempo sono ancora presenti, ma la bonifica fatta sull'amianto già vent'anni fa dovrebbe escluderlo". 

 

Dal suo punto di vista di professionista medico del settore, che impressione le hanno fatto questi dati?

 

Diciamo che preferisco concentrarmi sui dati epidemiologici diffusi dallo studio, per i dati relativi all'inquinamento non entro in merito in quanto non è il mio campo. Posso però dire che leggendo lo studio diffuso dal ministero noto alcune discrepanze.

 

Quali?

 

Mi sembra ci sia una pluralità di dati, sembra cioè sia stata fatta una sommatoria di tanti dati, e dunque è inevitabile in tali casi capire l'autentica affidabilità delle singole fonti informative. 

 

Cosa intende esattamente?

 

Si parla di mortalità, quindi si presume ci siano dati a livello nazionale probabilmente resi disponibili dall'Istituto Superiore di Sanità. Ci sono poi dati di provenienza invece locale, presumibilmente dalle Asl del territorio pugliese e anche dell'Arpa,  e dati del registro dei tumori della Puglia. Quindi disparità di provenienza dei dati: questo studio non fa altro che metterli insieme, non cercando dati propri, non è cioè uno studio che genera dati propri.

 

E questo cosa comporta?