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ITINERARI & SAPORI/ Quartiere Feltre, l'altra Milano da rivivere e raccontare

PAOLO MASSOBRIO ricorda "l'altra Milano", in particolare il quartiere Feltre, lambito dal Lambro, dove prima era possibile imbattersi in luoghi e sapori che oggi non esistono più 

La pizza descritta da Paolo Massobrio La pizza descritta da Paolo Massobrio

Forse ha ragione Luca Doninelli quando scrive che Milano è una grande michetta. Grande perché ogni volta che ti capita di girarla scopri dei nuovi anfratti, e poi vie, strade che non conoscevi; “michetta” perché in fondo questa città ha l'aspetto di qualcosa che ti avvolge e ti coinvolge.

Sul mio tavolo ho un libro, acquistato domenica in edicola: L'altra Milano, 36 itinerari fuori dal centro. Un libro che prima si sfoglia e poi si legge, andando a vedere dove ci si riconosce e dove no. Ho cercato nell'indice subito un nome, “Feltre”, ma non l'ho trovato. Eppure io sono nato proprio lì, in quel quartiere lambito dal Lambro, col grande parco costruito nel dopoguerra grazie alle macerie del conflitto, come il monte Stella. Un quartiere con le case dai mattoni arancioni, ma anche con un polmone verde e una piazza, come nei paesi veri, dove la gente ha un luogo in cui incontrarsi.

Il “Feltre” si raggiunge con la 55, ma prima ancora era la linea F, che ti collegava dalla periferia al centro: piazzale Loreto. Del mio quartiere ricordo il panettiere, privo del forno (era una rivendita di pane) ma dove arrivavano delle michette ancora calde buonissime, che negli anni non ho più ritrovato. Di fianco c'era il vinaio, Rocca, che rivendeva anche vino sfuso, del Piemonte e dell'Oltrepò. Non era un'enoteca, ma una semplice rivendita di vino. C'era anche una trattoria rinomata in quartiere, da Livio, ma ebbe vita breve: non che si mangiasse male, ma la gente forse si vergognava a ostentare che andava a mangiare fuori. Sulla via dei negozi c'era poi Domenico Strazio, negozio di alimentari, ma soprattutto di formaggi e salumi. E ci sapeva fare quell'uomo di origini campane, tanto che un giorno lessi un articolo su un giornale che parlava di lui. Meritatissimo. Per quanto riguarda la pizza si andava invece in via Teodosio. Qui la facevano nella teglia, alta, alla moda di Spontini (il suo campione è nella foto), una delle prime pizzerie al taglio di Milano, in piazza Lima. Ci sono stato pochi giorni fa, dopo tanti anni e quella pizza mi ha quasi commosso: alta, completamente coperta di formaggio, ma sotto un buon pomodoro e poi la croccantezza della base. Mi sono commosso davvero, perché mi ha ricordato certe domeniche sere quando si tornava dal paese e il papà decideva di mangiare la pizza. Che festa!


COMMENTI
23/10/2012 - IL MIO QUARTIERE.... (Guido Gazzoli)

.....l'articolo mi ha emozionato , perchè sono figlio proprio di quel quartiere , dove ho abitato da quando avevo 5 anni...l'ho visto nascere , crescere a poco a poco , trasformarsi ed evolversi come un luogo che aveva tutti i vantaggi della vita di paese ma a un tiro di schioppo da Piazzale Loreto che si raggiungeva con la mitica F ( ora 55 ) dove , appena salivi , il bigliettaio ti chiedeva come stavi... Poi venne Milano 2 , ma pareva e pare distante molte miglia , perchè quell'atmosfera si respira ancora..pare sia rimasto sotto una campana di vetro il nostro quartiere . Da li partii in giro per il mondo , a 14 anni , nel 1969..ma il quartiere Feltre era un punto di ritorno obbligato se volevo vivere quella dimensione. Poi due anni fa i miei hanno dovuto ababndonare il nostro mitico appartamento per ragioni di salute ed ecco che anche in quel momento così buio il quartiere si è rivelato , dato che all'insaputa dei miei i vicini si sono trovati enlla via e gli hanno organizzato una festa.... Ancora adesso quando vado a Milano ( ormai vivo tra Roma e Buenos Aires ) una scappata ce la faccio e , come Paolo , ferquento i vecchi posti..ricavandone le stesse emozioni. Ho capito anche perchè mi sono afefzionato a Buenos Aires , dato che in questa metropoli il concetto di quartiere è lo stesso. caro Massobrio..mi sa che ci siamo conosciuti pure..ad ogni modo le lascio la mia mail..sarebbe un piacere ritrovare un contatto con chi ha diviso i banchi della Marco Polo....