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ALLUVIONE UN ANNO DOPO/ "Grazie papà": il ricordo di Valentino Giannoni

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Sabato 29 settembre un'assemblea formata da membri delle diverse chiese cristiane della Spezia si è riunita a Borghetto Vara, una delle località dello spezzino più colpite dall'alluvione del 25 ottobre 2011, per fare memoria di quei fatti nell'ambito delle celebrazioni per la giornata ecumenica per la salvaguardia del creato. Durante la veglia, che ha alternato momenti di riflessione ad alcuni brani musicali, è stata data anche lettura di questa testimonianza, scritta proprio in quei giorni a Vernazza da Valentino Giannoni, figlio di Pino, una delle vittime dell'allluvione: un testo drammatico eppure aperto ad una commossa speranza, lo stesso spirito di chi oggi in quelle zone ricorda e rivive quei momenti, con angoscia ma al tempo stesso con una ferma volontà di ricostruzione ed il profondo desiderio di un nuovo inizio.


Adesso provo a trasmettervi ciò che ci è accaduto e con dispiacere spero di non farvi ripercorrere i vostri traumi. E' la mattina del 25, non ho dormito bene la notte, solo poche ore. Ci svegliamo e di fretta serviamo la colazione, siamo in ritardo per la scuola. Porto India a scuola osservando le nuvole veloci di scirocco pettinare la torre da Marì. E' uno spettacolo surreale. Lascio mia figlia a scuola scambiando poche parole con l'insegnante. Al ritorno comincia a piovigginare. Entro a casa e la prima versata di vento ed acqua comincia a percuotere il paese. Veloci, cerchiamo di chiudere tutte le persiane dato che l'acqua si sta infiltrando sotto la cornice delle finestre.

E' una prova di forza, dato che il vento mi previene dal chiuderle. Allibiti, vediamo persone camminare per strada, la pioggia sempre più forte, a secchiate a versarsi su ogni cosa. Quando si calma un po' la pioggia mostro a Carly il canale in piena, ormai a 1/4 del livello e le racconto di quando, da bambino, avevo visto il canale gonfiarsi fino a quasi il livello massimo. Dopo poco la pioggia si spegne e ci riaffacciamo dal balcone. Vediamo le anatre e le due oche bianche in difficoltà, sul lato del canale, a cercare di difendersi dalla forza dell'acqua in piena. Ad un tratto, come se l'avessimo dovuto vedere, una delle oche bianche viene risucchiata dalla piena e nel nostro orrore e sgomento, l'altra oca si butta nella piena cercando di salvarla. Carly, io e Zen decidiamo di scendere e ci dirigiamo ai giardinetti nella speranza di vedere le oche in salvo. A fianco del canale riusciamo a vederne una, in salvo sul verde, sotto il garage dell'ambulanza.

Dell'altra nessuna traccia. Rattristati ci rechiamo in gelateria a visitare mio padre e gli raccontiamo l'accaduto e discutiamo del tempo. Pioviggina ancora e con Carly andiamo dietro Incadasé, in alto, a vedere se dall'uscita del canale riusciamo a scorgere l'altra oca. Nessuna traccia. Così ritorniamo in gelateria con un po' di focaccia acquistata da Corrado. Zen si fa fare un cono alla fragola da mio padre. Seduti facciamo due chiacchere e cominciamo a preoccuparci, vedendo la luce andare e venire in continuazione. La pioggia è incessante con il vento prima verso sinistra e poi verso destra. Aiuto mio padre ad asciugare per terra ma quando la pioggia aumenta, sono costretto a prendere il secchio, raccogliendola direttamente da terra. Non funziona. Decidiamo di levare il gelato, mi levo le scarpe, mio padre leva il paraporta verde per bloccare l'acqua. Devo correre a dargli una mano e così non riusciamo a levare tutte le vaschette per poter chiudere. L'acqua, ora marrone, entra copiosa e dico a mio padre di spostare le piante.



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