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ALLUVIONE UN ANNO DOPO/ "Grazie papà": il ricordo di Valentino Giannoni

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Cerco invano mio padre con lo sguardo e ad alta voce dico: papà dove sei!? Mi sento chiamare e girandomi vedo Gianluca Galleno. Non credo ai miei occhi, è sulle scale e sta aiutando Carly, Zen e il Dodi. Salgo anche io e per la prima volta dopo un ora e mezza mi sento salvo. Abbraccio Dodi sulle scale ed entrambi crolliamo all'angoscia della realtà in un breve pianto isterico. Riusciamo ad arrivare in cima alle scale e guidati da Mauro usciamo dal carugio in alto. Non sento più i piedi ma mi dirigo verso la piazza per avvertire della scomparsa di mio padre, nella speranza che intanto lo abbiano trovato. Non ricevo nessuna notizia ma le ricerche partono frenetiche. Veniamo raccolti da Romano, che ci conduce in casa sua e ci permette di riscaldare Zen con degli asiugamani.

Carly corre a scuola per prendere India... sono le quattro meno un quarto, pensavo che fossero le sette, otto di sera. Al suo ritorno con India ci dicono di scappare in Comune perché tutto sta per peggiorare.

Solo il giorno dopo ci rendiamo conto di essere riusciti a scappare appena prima della seconda ondata. A differenza della prima piena, fatta di acqua e detriti, la seconda era una valanga di terra, massi, fango, macchine e quant'altro, trasportato dalla furia dell'acqua. Siamo scappati nei 10-15 minuti di intervallo. Se fossimo rimasti in negozio perché bloccati, feriti, incastrati o spaventati e in attesa di aiuto, avremmo perso la vita sepolti sotto 4-5 metri di terra. 

Saliamo svelti e veniamo accolti subito con calore da tuttai Vernazza. Zen viene avvolto da 3-4 coperte e portato nella chiesa, Carly resta con Zen mentre Giovanni Cattaruzza mi accompagna dal sindaco per avvertire della scomparsa di mio padre. Vestiti e asciugamani arrivano e dopo poco anche scarpe e pantaloni. Siamo vivi, siamo vivi e ti ringrazio papà. Ti ringrazio di aver tenuto la porta per darmi il tempo di salvare la Carly e Zen e metterli a galleggiare sul frigorifero. Ti ringrazio per aver fatto calmare le acque e per averci fatto scappare. So che sei stato tu, il tuo spirito, a tappare la piena e rompere la furia dell'acqua. Penso a questo mentre osservo e sono testimone dell'impossibile. Il telefono non funziona, il cellulare non funziona, la radio appena, la luce va e viene e le prime notizie dell'entità della tragedia cominciano a girare. Susy si offre di ospitarci a casa sua e le siamo eternamente grati.

Ci prepara un letto grande, ci porta acqua da bere e ci mette comodi e sicuri. Cerchiamo di addormentarci, molte parole dopo, nella speranza di affrontare la prossima giornata con rinnovata energia. Dormo solo 10-20 minuti e così anche Carly. Le ripeto di come sia strano che dopo che mio padre è stato portato via, la forza della piena si sia calmata. Condivido con lei (e con voi, intimamente) ciò che mi dice il mio cuore. Il fischio del treno, a notte fonda, porta speranza e il mio pensiero mi porta alla mattina precedente e all'oca risucchiata dalla piena. Penso a mio padre e immagino il peggio. Penso al suo sacrificio e trovo sollievo nel sentire Zen respirare nel sonno. Grazie papà, grazie Dodi e grazie a tutti per aver in qualche modo mantenuto la calma... anche nella tragedia di quel momento. Grazie Vernazza per il tuo calore e affetto, per averci raccolto e scaldato. Guardo nel vuoto del buio e la mia mente ripercorre tutto per immagini. Piango e ripiango e mi arrabbio per mio padre, per come abbia sofferto e per l'angoscia di essere stato strappato dalla sua famiglia, dai suoi nipotini che tanto aspettava. Con Carly ci teniamo per mano, la pioggia cade e siamo vivi... grazie a mio padre. Grazie papà, grazie nonno.

Valentino Vannoni 

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