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ILVA TARANTO/ Casson: la politica ha fallito, ora un accordo come a Marghera

Pubblicazione:mercoledì 24 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 24 ottobre 2012, 9.45

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Lei si è occupato del caso Porto Marghera: vede analogie tra i due episodi?

 

Ci sono delle analogie nel senso che, anche in quel caso, la situazione si conosceva da tempo e chi doveva controllare non lo fece. Come la magistratura, che in passato non era mai intervenuta; come la politica. E i morti ci sono stati. La differenza è sostanzialmente nello svolgimento. Quando sono venuti nel mio ufficio alcuni operai, in particolare l'operaio Gabriele Bortolozzo, a segnalarmi la situazione, i fatti si riferivano a un po' di anni prima. Non c'era, cioè, un pericolo in atto, come invece pare ci sia a Taranto. Questa la diversità fondamentale e per questo noi ci siamo limitati a portare a processo i responsabili, arrivando alla condanna degli amministratori delegati di Montedison. Nel caso di Taranto si è cominciato invece con il sequestro.

 

E' soddisfatto di come si è concluso quel caso?

 

Per un pubblico ministero è importante arrivare al riconoscimento di responsabilità penali, se ci sono dei responsabili. Io ero convinto ci fossero e ci sono state le condanne. Ci sono stati, poi, anche risarcimenti di danni nei confronti di operai malati e dei parenti delle vittime, un enorme risarcimento danni ambientale, il più alto nella storia d'Italia. Inoltre ci fu unità, all'interno del processo, tra le amministrazioni territoriali locali, sia di centrodestra che di centrosinistra, i sindacati, tutte le associazioni ambientaliste. Crebbe una sensibilità ambientale degli organi di controllo e della popolazione, con una conclusione decisamente positiva. 


(Paolo Vites) 



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