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ILVA TARANTO/ Casson: la politica ha fallito, ora un accordo come a Marghera

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L'indomani dei drammatici dati resi noti dall'Istituto Superiore di Sanità sulla situazione a Taranto e provincia, i pareri si fanno discordi. Per alcuni, quei dati, che indicano un tasso di mortalità e di malattia tra i più alti d'Italia, fanno riferimento alla situazione precedente la bonifica effettuata sugli impianti dell'Ilva negli anni novanta; per altri, sono invece la conferma della giustezza dell'intervento della magistratura che ha ordinato la chiusura degli impianti stessi. IlSussidiario.net ha chiesto un parere a Felice Casson, magistrato ed esponente del Pd, noto per aver condotto l'inchiesta sulle morti causate dall'amianto e dalle lavorazioni di Cvm e Pvc a Porto Marghera. "Abbiamo davanti dati diversi" spiega Casson. "Alcuni dei quali fanno riferimento a situazioni lontane nel tempo, ma altri dati dimostrano invece che siamo di fronte a un pericolo in atto". Per Casson i dati dei periti del gip "e sottolineo, il gip non la Procura della Repubblica, dimostrano in maniera lampante l'obbligatorietà per la magistratura di intervenire con il sequestro. Il giudice non poteva non intervenire, perché sarebbe venuto meno ai suoi doveri istituzionali e costituzionali". Adesso, aggiunge, è compito della politica intervenire, e compito soprattutto di questo governo perché a pagare il prezzo di tutto non siano i lavoratori.

 

Senatore, qual è la sua opinione davanti ai dati resi noti? Qualcuno sostiene che si tratta di dati che fanno riferimento a decenni lontani.

 

Ci sono situazioni certamente diverse, nel senso che il mesotelioma polmonare e anche altre patologie possono avere origini diverse e tempi diversi. Questo è un dato pacifico. Credo però che dall'insieme dei nuovi dati forniti venga ampiamente confermato il panorama di mortalità e di malattia che è stato segnalato in ambito giudiziario dai periti dei gip.

 

Questo cosa vuol dire?

 

Questo vuol dire che ci sono patologie sicuramente risalenti, in quanto a origine, al tempo passato e ci sono altre patologie più recenti, cioè persone sicuramente non investite da inalazioni o respirazione di sostanze tossiche di vario tipo di tanti anni fa.

 

Cosa ritiene che vada fatto, allora, per questi casi?

 

Si deve continuare il tipo di indagine intrapresa, effetuando dei follow up, degli aggiornamenti continui sulla situazione.

 

Lei ritiene perciò che la magistratura abbia fatto bene a disporre la chiusura degli impianti?


A parte i primi giorni, in cui non si conosceva granché dei dati e soprattutto si avevano notizie quasi esclusivamente da parte dell'azienda, una volta comunicati i dati dei periti del gip, e sottolineo, il gip non la Procura della Repubblica, credo che sia emersa in maniera lampante l'obbligatorietà per la magistratura di intervenire con il sequestro. Anche perché veniva segnalato un pericolo in atto, cioè un pericolo attuale per la popolazione. Il giudice non poteva non intervenire, perché sarebbe venuto meno ai suoi doveri istituzionali e costituzionali. 



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