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CARCERI/ Mirabelli: ecco perché Cei e Radicali sono d'accordo sull'indulto

Pubblicazione:giovedì 25 ottobre 2012

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No, la sollecitazione a un provvedimento di clemenza risale già alla visita che Giovanni Paolo II fece al Parlamento, senza per questo invadere la responsabilità e le scelte che competono allo Stato e al potere politico. Un’esortazione a un atto di clemenza significa sottolineare l’esigenza di umanità anche in carcere. E’ questo dunque il significato delle affermazioni di monsignor Pompili, e non quello di essere una presa di posizione politica.

 

Singolare che vi sia una convergenza con i radicali …

 

Che vi sia una coincidenza con una richiesta radicale è avvenuto altre volte sui temi della pace nel mondo. Ci possono essere dei compagni di viaggio che su alcune cose la pensano allo stesso modo, anche se vi è una diversità profonda tra la cultura radicale e l’individualismo che esprime, rispetto alla cultura con un fondamento cattolico e che sottolinea molto la posizione della persona, la dignità della vita dal concepimento alla morte naturale. E’ un punto di forte divaricazione, rispetto alle impostazioni radicali.

 

Sarebbe più praticabile l’indulto rispetto all’amnistia?

 

La linea che sta seguendo il governo, attraverso il ministro della Giustizia Paola Severino, è quella di individuare delle misure alternative che consentano di ridurre la popolazione carceraria e di fare espiare la sanzione in forme diverse. Può essere l’affidamento o la detenzione domiciliare, o una serie di altri strumenti. Dai dati spesso riportati una larga parte dei detenuti è in attesa di giudizio, e perciò non condannati in via definitiva. Questo è un grosso problema, perché si ha un’applicazione provvisoria della pena e spesso una ferita molto forte a persone che potranno essere assolte. Per chi è condannato inoltre ci possono anche essere delle sanzioni ugualmente afflittive, ma che non consistano della detenzione.

 

(Pietro Vernizzi)



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