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CARCERI/ Mirabelli: ecco perché Cei e Radicali sono d'accordo sull'indulto

Per CESARE MIRABELLI, le affermazioni di monsignor Pompili nascono dal rispetto per la persona umana e non sono una presa di posizione politica sulla scorta di quella dei radicali

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La Conferenza episcopale italiana e i Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino per una volta si trovano sulla stessa posizione. Merito dell’attuale dibattito sulle carceri, l’indulto e l’amnistia. Al punto che monsignor Domenico Pompili, portavoce del cardinale Bagnasco, arcivescovo della Cei, è intervenuto durante il programma Radio Carcere in onda su Radio Radicale. Ilsussidiario.net ha intervistato Cesare Mirabelli, docente di Diritto Costituzionale nella Pontificia Università Lateranense di Roma.

Professor Mirabelli, che cosa ne pensa della possibilità di introdurre un’amnistia?

La Costituzione prevede una maggioranza qualificata in Parlamento, cioè molto ampia del 50%, perché si possa concedere l’amnistia. E’ il frutto di una riforma determinata da un’eccessiva ricorrenza di questi provvedimenti di clemenza e di un utilizzo che pareva distorto o che potesse riguardare anche reati contro l’amministrazione. C’era cioè una diffidenza rispetto all’amnistia affidata a una maggioranza parlamentare semplice. Vedo quindi difficilmente praticabile questo percorso.

Qual è la differenza tra amnistia e indulto?

L’amnistia estingue il reato, e non solamente la pena, cioè non si procede più salvo che formalmente la parte non richiesta che si provveda al processo. Estingue solo la pena se vi è stata già una condanna per quei fatti. Diversamente dall’indulto, l’amnistia non è una riduzione della pena, ma una estinzione complessiva, sia del reato sia della pena.

Da che cosa può essere motivata un’amnistia?

E’ un provvedimento eccezionale che può essere motivato con l’affollamento delle carceri, e anche da altre circostanze. Avviene in situazioni d’emergenza, spesso con una controindicazione ritenuta da alcuni come un abbassamento delle garanzie di sicurezza per i cittadini. L’amnistia si giustifica in genere per momenti in cui c’è un tornante nella legislazione, come l’introduzione di un nuovo codice.

Come valuta la presa di posizione del portavoce del cardinal Bagnasco?

Il pensiero espresso da monsignor Pompili è una sottolineatura di un elemento previsto anche dalla Costituzione, cioè dalla finalità rieducativa della pena e il godimento di diritti della persona anche in stato di detenzione. Non può esserci una privazione della libertà personale che in alcune circostanze giunga a limiti direi quasi di umanità, cioè che non rispetti la dignità della persona e non sia orientata al suo recupero. Sono condizioni che l’affollamento carcerario sembra non consentire. E’ quindi una visione umanitaria e cristiana.

E’ la prima volta che ciò avviene?