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CASO MELANIA REA/ Ergastolo per Salvatore Parolisi: le reazioni

Parolisi dovrà anche versare 500mila euro a testa ai genitori della moglie e un milione di euro alla figlia Vittoria. Tolta al caporalmaggiore anche la patria potestà

Salvatore Parolisi (Infophoto) Salvatore Parolisi (Infophoto)

CASO REA: SALVATORE PAROLISI CONDANNATO ALL'ERGASTOLO. LE REAZIONI - All'indomani della sentenza che ha condannato Salvatore Parolisi all'ergastolo per l'omicidio della moglie, Melania Rea, il padre della donna, Gennaro, non riesce a darsi pace e vuole la verità: “Si ravveda, parli, ci dica perché lo ha fatto”. Per il gup di Teramo, Marina Tommolini, non c'è alcun dubbio, il caporalmaggiore è colpevole e, ieri, dopo quattro ore di camera di consiglio nel porcesso con rito abbreviato, ha emesso la sentenza che lo condanna alla pena massima, l'ergastolo. Parolisi è quindi colpevole di omicidio, aggravato dalla crudeltà, dal vincolo di parentela e dalla minorata difesa. Il giudice ha ritenuto valida la ricostruzione dell'accusa: quel 18 marzo 2011 nel bosco di Ripe di Civitella non c'era nessun altro e l'addestratore di reclute ha ucciso la moglie Melania con 35 coltellate mentre, Vittoria, la loro bimba di diciotto mesi aspettava in auto. Parolisi dovrà anche versare 500mila euro a testa ai genitori della moglie e un milione di euro alla figlia: quella bimba a cui Salvatore ha sempre detto di volersi aggrappare per ricominciare ma che potrà rivedere con difficoltà e non solo per gli anni di carcere che lo attendono. Il Gip ha, infatti, tolto all'uomo la patria potestà. “Sono innocente, sono innocente”sono le uniche parole che Salvatore ha detto ai suoi avvocati subito dopo la lettura della sentenza che lo condanna al massimo della pena, prima di tornare nella sua cella del carcere di Castrogno, alle porte di Teramo. L'uomo non era in aula durante la lettura della sentenza ma, hanno fatto sapere i suoi legali, sebbene volesse esserci, si è trattato comunque di un “imprecisione del giudice”. Quando il giudice Tommolini ha chiesto che Parolisi fosse accompagnato in aula, su esplicita richiesta di Gennaro Rea, il caporalmaggiore si è rifiutato di entrare in aula poiché era già a conoscenza della sentenza. Ora occorrerà attendere almeno tre mesi per conoscere i motivi della sentenza che verranno depositati fra novanta giorni. La procura aveva raccolto moltissimi indizi contro di lui fra cui le sue tracce di dna sui denti della donna e i testimoni che hanno smentito la tesi del caporalmaggiore secondo cui quel giorno aveva portato la famiglia per una gita a Colle di San Marco con il conseguente allontanamento volontario di Melania subito dopo pranzo. Più di cinquanta persone hanno, infatti, asserito di non aver mai visto né Parolisi né la moglie sul prato di San Marco. Alla lettura della sentenza la famiglia Rea ha pianto e si è stretta in un lungo abbraccio. “Questa non è una vittoria, la nostra famiglia ha perso” ha affermato Michele, il fratello di Melania. Piangeva anche papà Gennaro, quando all'uscita dell'aula ha detto a chi gli chiedeva se era contento per la vittoria: “Non ha vinto nessuno, non ha vinto nessuno”. In un'intervista rilasciata a IlSussidiario.net poco meno di una settimana fa a commento della richiesta di ergastolo per Salvatore Parolisi, Ilaria Mura, la giornalista che ha seguito da vicino il caso e ha avuto la possibilità di parlare con Parolisi, sottolineava la presenza di parecchi punti oscuri: