BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SENTENZA MEDIASET/ Berlusconi: adesso obbligato a restare in campo, è una condanna politica

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Il giorno dopo la clamorosa sentenza per il processo sui diritti televisivi Mediaset che lo ha visto condannato a quattro anni di carcere e cinque anni interdizione ai pubblici uffici (gli anni di carcere poi sono stati ridotti a uno e l'interdizione non scatterà automaticamente), Silvio Berlusconi reagisce. Già ieri dopo la sentenza aveva rilasciato dichiarazioni rabbiose, sostenuto in modo compatto da tutta la dirigenza Pdl, da Gasparri alla Santanché passando ovviamente per il segretario Alfano che aveva parlato di accanimento giudiziario. Stamattina Berlusconi torna a rilasciare dichiarazioni, parlando telefonicamente con il Tg5. In pratica, la sua decisione di dare l'addio ala politica attiva potrebbe adesso cambiare. Mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia, ha infatti detto. Ci saranno delle conseguenze alla sentenza, ha aggiunto, e le conseguenze sono queste: lo devo fare perché ad altri non capiti quello che è capitato a me. Ha commentato poi alcune parti della sentenza, come quella che lo ha definito persona propensa a delinquere: è una falsità, ha detto, io sono incensurato. "A Roma la Cassazione mi aveva già assolto con formula piena sulla stessa materia. Il giudice che mi ha condannato è prevenuto nei miei confronti: E' una condanna politica", ha detto ancora. Ciò di cui lo accusano, ha spiegato, è una assurdità perché nessun imprenditore ruba a se stesso. Come imprenditore ho raccolto solo successi, dice l'ex premier, ad esempio il fatto di avere quasi 56mila collaboratori: il mio gruppo è fra i primissimi contribuenti: "Sono padre di cinque figli, nonno di sei nipoti e sono incensurato. E' incredibile parlare di naturale capacità a delinquere". Tra il 2006 e il 2010, hs detto, ha versato 5,44 miliardi e viene accusato di aver evaso l'uno per cento delle imposte che si pagano allo Stato. Non c'è alcun altro gruppo aziendale che versa altrettanto, sostiene.  Parlando della condanna ha spiegato che l'imprenditore americano Frank Agrama condannato insieme a lui lo ha conosciuto soltanto negli anni ottanta e poi mai più rivisto. 


  PAG. SUCC. >