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STATO-MAFIA/ Mantovano: Ingroia parla dal Guatemala perché confonde guardie e ladri

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Il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia (Infophoto)  Il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia (Infophoto)

Vi è un fortissimo impatto mediatico, e anche intimidatorio, nei confronti di chi svolge attività delicatissime sul fronte di prevenzione criminale. E, come spesso accade, al dato mediatico non corrisponderà il dato giudiziario.

 

Ingroia ha parlato di “disorientamento nell'opinione pubblica”. Secondo lei è così?

 

Certo, è il minimo che può succedere quando le guardie e i ladri, che loro stessi hanno catturato, vengono messi sullo stesso piano. Segnalo che il procuratore aggiunto di Palermo ha criticato fortemente il procuratore capo per la mancata cattura di Matteo Messina Denaro per problemi di coordinamento. Significa che si distolgono energie di ogni tipo per il contrasto alla mafia di oggi e che si cerca di ricostruire nei tribunali vicende che dovrebbero essere lasciate agli storici perché non rilevanti dal punto di vista giudiziario.

 

Ingroia ha parlato di persone dentro le istituzioni ed ex istituzioni che sanno la verità su quella trattativa ma non parlano. Ingroia sta "continuando" l'inchiesta con altri mezzi?

 

Ingroia si è reso conto, e non andrebbe in Guatemala se così non fosse, che la sua indagine è un castello di carta e cerca giustificazioni preventive, da avere pronte nel momento in cui, o in sede di udienza preliminare o in sede di dibattimento, le carte cadranno: allora potrà gridare che non c'è stata collaborazione e ci sono collusioni. Si sta preparando il terreno di fronte ad una dichiarazione di fallimento che arriverà presto.

 

Ingroia ha parlato di “solitudine istituzionale” della magistratura. C’è chi sostiene il contrario: ovvero che qualcuno ha tentato di isolare il Quirinale. Chi ha ragione?

 

Se il magistrato compie correttamente il proprio lavoro non dovrebbe pensare a chi è al suo fianco. L'isolamento sul piano istituzionale non giova mai, ma ho l'impressione che Ingroia per non correre rischi sia sia affiancato a soggetti politici improbabili e abbia dedicato troppo tempo alla presentazione dei suoi libri e alla frequentazione di studi televisivi più che alle aule giudiziarie.

 

Cosa sta a significare il fatto che perfino una parte di Magistratura democratica abbia preso le distanze pochi giorni fa da un pm come Ingroia?

 

In questo momento, Ingroia è Robespierre alla fine della sua carriera e Magistratura democratica incarna il ruolo del Generale Bonaparte. Md, dopo aver gestito la rivoluzione, oggi vuole dirigere anche il futuro e l'inevitabile riassetto dopo che si è colpita la figura del Capo dello Stato: scaricare Ingroia è una sorta di passaggio politico e sacrificale che suona obbligatorio.   




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