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CASO MELANIA REA/ Meluzzi: ergastolo a Parolisi? Così si è deciso di colpire anche la figlia...

Pubblicazione:domenica 28 ottobre 2012

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CASO MELANIA REA. Ergastolo per Salvatore Parolisi, riconosciuto come l'assassino della moglie Melania Rea. Una condanna durissima seppur in primo grado: adesso si aspetta il futuro processo d'appello che, hanno promesso i legali del caporal maggiore, sarà portato avanti a testa bassa per invertire la situazione. Una sentenza che apre moltissimi interrogativi, anche alla luce dei tanti dubbi esistenti sul caso stesso e dunque sulla colpevolezza del Parolisi. IlSussidiario.net ha chiesto un commento ad Alessandro Meluzzi: "Formalmente non c'è uno straccio di prova reale contro Parolisi. Condannare all'ergastolo senza prove è inquietante. Si è preferito ottemperare a un bisogno di vendetta sociale, ma il caso è del tutto aperto e avrà secondo me un esito simile a processi come quello di Perugia". Secondo Meluzzi, non solo l'ergastolo in queste condizioni è una "pagina malinconica della giustizia italiana", ma si è deciso di colpire in qualche modo anche la figlia togliendole dopo la madre anche il padre.

 

Meluzzi, la condanna all'ergastolo con rito abbreviato non suscita qualche domanda sulla giustezza di questa sentenza?

 

L'ergastolo con rito abbreviato, e con tutte le aggravanti e senza nessuna attenuante nonostante appunto il rito abbreviato e in assenza di vere prove, rappresenta secondo me una triste pagina della nostra giustizia.

 

In che senso?

 

Condannare qualcuno a un "fine pena mai" in assenza di prove è una aberrazione del diritto e della logica. E' vero, comunque, che si possono avere condanne per la libera convinzione del giudice quando ci sia un processo indiziario in cui ci sono degli indizi gravi coincidenti e concordanti e che vanno nella direzione di poter emettere una condanna al di là di ogni ragionevole dubbio. 

 

E qui di motivi per ragionevoli dubbi ce ne sono?

 

Ce ne sono moltissimi di dubbi. Non c'è un vero movente, non è mai stato trovato il corpo del reato, non c'è la prova regina, ma non c'è neanche una plausibile ricostruzione dei fatti.

 

Ci spieghi questi dubbi che lei solleva.

 

Tutte le dinamiche così come state descritte - vedremo poi nel dispositivo della sentenza cosa diranno i giudici - dall'omicidio alla profanazione sul cadavere, non stanno nei tempi. Nella ricostruzione della procura non si capisce quando Parolisi avrebbe avuto il tempo per scendere da Ripa e andare a Colle San Marco, andare in caserma, fare la denuncia, tornare indietro a Ripa per infierire sul cadavere con una siringa facendo le svastiche sulle cosce e facendo quel tentativo sgangherato di presunto depistaggio, Che non sembra neanche un tentativo di depistaggio, quanto di avvertimento rituale; di cui però non si capisce il senso se fatto da Parolisi.

 

Parecchi dubbi, dunque. 


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