BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

J'ACCUSE/ Quell'attacco a province e Regioni per "salvare" i ministeri romani

Pubblicazione:

foto Infophoto  foto Infophoto

In quanto a funzioni e governo politico le Province meritano senza dubbio di venire riformate. Salvo alcuni pochi casi invece il loro accorpamento è soltanto una perdita di tempo, un danno per l’economia e la società nonché uno spreco di denaro pubblico: ovvero l’esatto inverso di quanto pretende il governo Monti, anche in questo caso più che mai ostaggio del peggio della burocrazia ministeriale.

 

Partiamo dal danno per l’economia e la società per poi arrivare al resto. Anche molto al di là delle loro attuali funzioni le Province italiane non solo coincidono con le Prefetture, e quindi con l’organizzazione territoriale dello Stato, ma soprattutto valgono quali perimetri che nel tempo sono stati fatti propri da un gran numero di organismi: dalle Camere di Commercio ai sindacati, dalle associazioni imprenditoriali alle più diverse organizzazioni di categoria fino a una svariata gamma di enti di ogni genere di natura sociale, culturale e così via. Accorpare le Province significa quindi o costringere tutto questo mondo a degli analoghi accorpamenti, sempre molto difficili, o causare uno sfasamento di tale tessuto associativo rispetto al tessuto istituzionale. Una questione che poi sembra sfuggire a un governo di cultura tipicamente illuminista come l’attuale è il fatto che il nostro Paese non è una prateria primigenia percorsa da tribù nomadi bensì una delle parti del globo ove la densità storica e la densità culturale sono maggiori: una densità che è la vera risorsa fondamentale non solo della nostra società ma anche della nostra economia. Pretendere quindi di riorganizzarne il territorio in base a criteri puramente quantitativi (tanti chilometri quadri, tanti abitanti) non è solo un’astrazione: è un sintomo di ignoranza abissale.

 

Se il danno per l’economia e la società è evidente, altrettanto lo è lo speco di denaro pubblico. Non si stenta a immaginare che cosa costerebbe l’abbandono degli edifici delle amministrazioni provinciali dei capoluoghi soppressi e lo spostamento del loro personale in nuove sedi nel capoluogo superstite con tutto quel che ne conseguirebbe anche in materia di “pianta organica” e cose del genere; o più probabilmente (a causa della prevedibile resistenza sindacale) il mantenimento di ogni ufficio là dove già era con le conseguenti complicazioni organizzative. Il tutto condito da un lungo periodo di transizione e quindi di disservizi. Con una trovata del genere non si risparmia nulla, anzi non si fa altro che buttare tempo e denaro.


  PAG. SUCC. >