BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Strage di Manhattan: come facciamo a fidarci della nostra babysitter?

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Non è un istinto, dicevamo, ma un atto di pensiero, perché laddove possibile si ingegna per raccogliere ogni dato di realtà disponibile. Ricordo che una notte, nei sobborghi di Chicago, mi sono accorto che il mio taxista aveva colpi di sonno improvvisi, ho persino dubitato fosse sotto l’effetto di qualche sostanza. Ho tuttavia valutato che forse sarebbe stato peggio farmi lasciare giù in quel punto e ho deciso di proseguire facendo di tutto per tenerlo sveglio confidando che sarebbe andata bene lo stesso, come in effetti è stato. In un altro posto e ad un’altra ora gli avrei chiesto di farmi scendere. Ma in assenza di dettagli che ci mettano in allarme, ci lasciamo tranquillamente trasportare dal taxista senza neanche mettere in dubbio la nostra sicurezza.

Per un soggetto che sta bene la presenza di un altro che tradisce o inganna o delinque non è sufficiente a far cadere questa non-obiezione di principio, in quanto persiste la disponibilità verso tutti gli “altri altri” che possono ancora risultare vantaggiosi. Persino il fatto che non taglierò la gola a chi mi ha fatto del male è legato a concedergli un’altra chance per tornare a essere benefico, e ciò ha a che fare col perdono.

Gli esiti dolorosi e sgradevoli di un altro che inganna e tradisce non devono avere la meglio sul nostro pensiero, ma trasformarsi essi stessi in occasione di un giudizio più accurato su ciò che è realmente successo.

Il bene, infatti, resta sempre e comunque ricevibile da un altro. I bambini lo sanno bene, non si scandalizzano loro, non si perdono d’animo. Si tratta di recuperare e salvaguardare questo pensiero anche in noi. Ma senza la loro ingenuità, ossia sapendo finalmente qualcosa dell’inganno possibile.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.