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IL CASO/ Si può perdonare Joseph, il bambino che ha ucciso il padre nazista?

Pubblicazione:mercoledì 31 ottobre 2012

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Galera, e ne avrà per almeno una dozzina d’anni, anche se in California i minori di 14 anni non potrebbero essere reclusi. Ma il caso lo impone. Non dubitiamo che il povero Joseph possa essere pericoloso, per se stesso o per gli altri. Ma il carcere?  Opteremmo senza esitazioni per una famiglia adottiva, per allontanarlo il più possibile dall’ambiente dove è cresciuto, e per un paziente lavoro che ricostruisca la sua personalità ferita, umiliata, invasata. Ci si riesce coi bambini-soldato del cuore dell’Africa, lordi di violenze e ossessioni, perché Joseph no? Il procuratore ha ragione, quando insiste sulla libera capacità e possibilità dell’uomo di fare il male. E’ possibile, che Joseph , come tutti noi, sia capace di odio. Che sia più malvagio ancora di suo padre. Eppure, può salvarsi, essere salvato. Non è stabilito dagli uomini, esecutori del volere divino, il suo destino. 
Il paese più democratico del mondo permette che siano i giudici a decidere che la legge sia spietata, perché il peso della colpa è una macchia indelebile, segno dell’abbandono dall’alto. Noi siamo pasticcioni, la nostra giustizia una tragedia, ma abbiamo il senso del perdono. Questo manca al Procuratore della contea californiana. Che certamente dopo ogni udienza in cui chiede condanna tornerà a casa, la sera, guardando i suoi figli, lieto che Iddio li abbia benedetti e che quindi siano così buoni e giusti. Non c’è posto per l’errore, il peccato,  nel suo mondo regolato e perfetto. Non c’è posto per la misericordia.



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