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Cronaca

INCIDENTE ILVA/ Stefanelli (Fiom): l’inquinamento non è l’unico problema...

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La situazione, oggettivamente, richiederebbe un impegno dell’Ilva all’altezza della gravità di cui, tuttavia, non ne abbiamo avuto riscontro. Anzi. Da quando parte dello stabilimento è stata posta sotto sequestro, assistiamo, da parte dall'azienda, alla messa in campo una strategia prevalentemente giudiziale, volta a spostare in avanti nel tempo l’assunzione delle proprie responsabilità. Nonostante sia debitrice nei confronti di tutti, sia della città che dei lavoratori.

Come giudica lo stanziamento di 400 milioni di euro da parte dell’azienda?

Del tutto insufficienti. Anche se, quantomeno, si tratta di un significativo passo in avanti.

E la legge approvata in Senato per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio di Taranto?

Finalmente c’è l’attenzione che in passato non c’è stata, derivata, a onor del vero, dall’ordinanza di sequestro preventiva ordinata circa due mesi fa dal gip e, contestualmente, dal pressing delle istituzioni e del sindacato sul governo. Tuttavia, quanto fatto sinora, lo riteniamo solamente un primo passo, ma anch’esso insufficiente.

Di cosa ci sarebbe bisogno?

Di opere infrastrutturali massicce supportate da ben altri investimenti. 

Contestualmente, ieri, si è avviato il processo che vede imputati i vertici dell’Ilva per la morte di 15 operai per amianto. Almeno questa vicenda giungerà a compimento?

Diciamo che diamo atto alla magistratura di Taranto di aver riconosciuto, in questi anni, le ragioni di chi ha avuto lavoratori ammalati o morti per le conseguenze del loro lavoro in fabbrica. Siamo soddisfatti, in particolare, del fatto che il processo è stato costruito sull’azione legale che l’ufficio della Fiom aveva avviato da tempo.  

 

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