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INCIDENTE ILVA/ Stefanelli (Fiom): l’inquinamento non è l’unico problema...

Pubblicazione:giovedì 4 ottobre 2012

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INCIDENTE ALL'ILVA DI TARANTO: IL PUNTO. Tutto sembra voler congiurare per gettare l’ennesima ombra di discredito sull’Ilva di Taranto. Nel giorno in cui il Senato ha convertito in legge il decreto per la bonifica e il risanamento ambientale della Città e del porto, un operaio dello stabilimento è rimasto, nel primo pomeriggio, ustionato. Niente di grave, per fortuna. Giuseppe Raho, 34 anni, ha subito alcune ustioni, lievi , puntiformi e di primo grado, al basso ventre e ai glutei. Si trovava nel reparto gestione rottami ferrosi, uno di quelli posti sotto sequestro dal gip di Taranto il 26 luglio, quando sono esplose alcune scorie metalliche incandescenti, fuoriuscite da un contenitore detto “paiola”. Medicato nell’infermeria dell’Ilva, le sue condizioni sarebbero ora buone. Il fatto è che quell’incidente non avrebbe dovuto provocarsi. Donato Stefanelli, segretario generale della Fiom di Taranto, ci spiega perché.

Si è trattato di semplice sfortuna?

Direi di no. L’incidente è accaduto in un’area dove si sono verificati, in passato, episodi analoghi che la Fiom ha denunciato puntualmente. In quell’area, del resto, occorrerebbe un livello di sicurezza che, attualmente, non c’è. Se esiste la possibilità che delle schegge vengano proiettate nell’ambiente circostante, ci sarebbe bisogno di protezioni che, attualmente, non ci sono.

Quindi, l’llva ha pure problemi di sicurezza?

Oggi lo stabilimento è famoso per l’inquinamento ambientale. Ma, fino a 6-7 anni fa, in fabbrica si moriva. Gli infortuni non erano solamente di lieve entità come questo o invalidanti, ma pure mortali. Dopo che si certificarono una serie di morti e vi furono lotte sindacali, l’azienda fece degli investimenti in sicurezza che, effettivamente, hanno fatto sì che morti sul lavoro non ce ne fossero più.

L’incidente di oggi, quindi?

Poteva essere evitato se l’opera di messa in sicurezza fosse stata continua e portata a compimento. Diciamo che, anche sotto questo punto di vista, resta molto da fare. Ovviamente, dovrebbe essere compito dell’azienda compiere gli opportuni investimenti per far fronte al problema.

Come, del resto, ogni centesimo necessario per adempiere alle imposizioni della magistratura e far ripartire la produzione dovrà metterceli l’Ilva. Da questo punto di vista, come le sembra che si stia procedendo?


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