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CASO CUCCHI/ La sorella Ilaria: anche nella tragedia di Stefano c'è un disegno più grande

Pubblicazione:venerdì 5 ottobre 2012

Ilaria Cucchi (Infophoto) Ilaria Cucchi (Infophoto)

No, mai. Mi sento di essere incastrata nei meccanismi di una lotta impari. Io, però, sono sicura di ciò che dico e sono appoggiata dai medici che hanno curato Stefano: lui è stato medicato in quei sei giorni per quella frattura che era, lo ripeto per l'ennesima volta, recente. Mio fratello stava malissimo, eppure il Pm parla di lesioni lievi.

 

Qual è il pensiero più insopportabile in tutta questa vicenda?

 

Sicuramente la continua negazione dei fatti e cioè che Stefano è stato pestato nei sotterranei di quel tribunale e, in seguito a quel massacro, la sua vita si è conclusa per sempre. Stiamo affrontando un processo che sembra indaghi su una colpa del tutto estranea quando sappiamo con certezza che senza quel pestaggio, mio fratello sarebbe ancora qui fra noi e non staremmo nemmeno qui a parlarne.

 

Dove trova la forza per affrontare questa battaglia?

 

Nel nostro bisogno di vedere riconosciuta la verità e di ottenere giustizia per ciò che è successo a Stefano. Ma non solo per lui, anche per molti altri che hanno patito le stesse ingiustizie e umiliazioni. Purtroppo, ci sono molte altre persone alle quali sono accadute cose simili che rimangono senza nome e senza voce. Alla fine, è questo il meccanismo che si innesca sempre quando, in certi episodi, vengono coinvolte alcune categorie.

 

Lei è credente?

 

Sì, lo sono e questo mi ha aiutato parecchio e mi da la forza di andare avanti. Sono convinta che ci sia sempre un motivo, a noi sconosciuto, un disegno nascosto per ciò che ci accade. Per noi è difficile trovarlo ma sono certa che ce la faremo. Ogni tanto, penso che il motivo per cui ci sia capitato tutto questo è che noi siamo chiamati a cambiare una realtà così terribile.

 

Lei pensa di essere un simbolo della lotta contro questo tipo di ingiustizie?

 

Non lo so. Sono però certa di voler dedicare le mie energie per cambiare il trattamento che subiscono le famiglie che hanno patito un sopruso così grande e spropositato. Negare il diritto alla giustizia significa chiederci di fare finta di niente: una richiesta inaccettabile per chi ha perso un figlio e un fratello.

 

Non teme che la sua battaglia, insieme a quella di molte altre persone che proseguono nella ricerca della verità, finisca per essere usata e strumentalizzata?


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