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IMU E CHIESA/ Il giurista: non è un favore del governo al Vaticano

Pubblicazione:lunedì 8 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 8 ottobre 2012, 11.16

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I magistrati nel loro parere affermano che questa catalogazione di attività esulerebbe dai compiti dell’attività governativa. Mentre è solo il Parlamento che nella sua sovranità può indicare quali sono le attività lucrative, quelle pur commerciali ma non lucrative, e di conseguenza consentire l’esenzione Imu solo a queste ultime. E’ un parere squisitamente tecnico, che non entra nel merito né tocca quanto è stato deciso in passato. La giurisprudenza ha stabilito ampiamente che non tutte le attività che sono commerciali e quindi hanno un ritorno economico, possono essere annoverate tra le quelle di impresa a fini di lucro. Le sentenze dei giudici hanno dunque già esentato per le attività commerciali senza fini di lucro che si debba pagare l’Ici/Imu sugli immobili dove si svolgono tali attività perché in base alla legge erano ritenute situazioni rilevanti ai fini sociali.

 

Quindi nulla di nuovo sotto al sole …

 

Ci troviamo di fronte a una situazione preesistente, che sulla base dell’interpretazione dei magistrati consente l’esenzione di gran parte degli immobili di proprietà di enti no profit. Se qualcuno vuole mettere in luce che il governo si sia voluto sostituire al parlamento, le cose in realtà non stanno così. Il governo tutt’al più ha cercato di cristallizzare una tendenza giurisprudenziale che già in modo estremamente pacifico sta indicando la distinzione tra attività di impresa a fini lucrativi e attività commerciali no profit. Il regolamento del ministero dell’Economia non innova lo stato preesistente delle cose, ma chiarisce con maggiori dettagli gli orientamenti della nostra giurisprudenza.

 

Ma l’obiettivo del governo era o no aiutare il Vaticano?

 

Non è corretto affermare che il governo abbia compiuto un atto in qualche modo di favore verso gli enti ecclesiastici. Il ministero dell’Economia stava dando piena luce a criteri e principi già ampiamente recepiti nell’applicazione della legge da parte dei nostri giudici, e quindi stava preparando un catalogo adeguato nei suoi dettagli. Il Consiglio di Stato ha stabilito che questo catalogo in effetti è legittimo, ma che è opportuno che sia il Parlamento stesso a realizzarlo e non una fonte secondaria come un regolamento governativo. Quindi il Consiglio di Stato non sta affatto mettendo in dubbio la legittimità di intervenire a favore degli enti no profit, perché se così fosse neanche una legge dello Stato potrebbe andare contro una procedura d’infrazione aperta in sede europea.

 

(Pietro Vernizzi)



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