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IMU E CHIESA/ Il giurista: non è un favore del governo al Vaticano

Pubblicazione:lunedì 8 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 8 ottobre 2012, 11.16

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Il Consiglio di Stato ha espresso parere negativo nei confronti del regolamento del ministero dell’Economia in cui si precisano quali tipologie di immobili e genere di attività degli enti no profit che possono beneficiare dell’esenzione Imu. La vicenda aveva fatto discutere in quanto coinvolge anche numerose attività legate alla Chiesa cattolica. Per i magistrati è solo il Parlamento che può decidere su questo argomento attraverso una legge. Ora il governo può scegliere tra due strade. Da un lato, prevedere una legge ad hoc che consenta al ministero dell’Economia di apportare tutti i chiarimenti necessari. Dall’altro ripresentare il testo del regolamento appena cassato dal Consiglio di Stato sotto forma di proposta di legge. Sulla vicenda non sono mancate le polemiche dell’Unione degli Atei e degli Agnostici e Razionalisti (Uaar) che hanno gridato allo scandalo sostenendo che il governo Monti starebbe cercando di favorire la Chiesa. Ilsussidiario.net ha intervistato Alberto Gambino, docente di Diritto privato all’Università Europea di Roma.

 

Professor Gambino, tutto è nato da una procedura d’infrazione da parte dell’Ue …

 

La procedura era relativa all’esenzione del pagamento dell’Imu da parte di alcuni enti, normalmente no profit. Per la Commissione Ue siccome gli enti no profit possono comunque svolgere attività d’impresa e dunque potrebbero anche essere veri e propri imprenditori, il fatto che non paghino le tasse come tutti gli altri significa che l’Italia li sta aiutando con fondi pubblici, e ciò rappresenta un aiuto di Stato.

 

Chi ha polemizzato ha subito parlato di un favore del governo alla Chiesa …

 

E’ un tema che solo in parte tocca gli enti ecclesiastici e le attività della Chiesa, in quanto si riferisce a un’infinità di enti, dai sindacati ai patronati, alle organizzazioni no profit di tipo sociale, esentati dall’Ici/Imu in quanto la loro attività è sempre stata ritenuta socialmente rilevante e non finalizzata al lucro. Talvolta questi stessi enti hanno effettivamente svolto attività finalizzate al lucro, ed è lì che sono nate le perplessità a livello europeo. Il governo si stava dunque apprestando a indicare quali fossero le attività esentate, specificando analiticamente quali vadano intese come no profit, e che dunque potrebbero anche avere un ritorno dal punto di vista economico, ma che tuttavia non sono tali da garantire un profitto. Sono attività commerciali ma non lucrative perché somministrate a costi fuori mercato, o perché gli utili sono destinati ad altre attività socialmente rilevanti, oppure perché la platea dei soggetti che fruiscono di queste attività sono anche categorie protette che quindi non pagano per questi servizi.

 

Per quale motivo il Consiglio di Stato ha bocciato il regolamento?


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