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IMU E CHIESA/ Mirabelli: scuole e oratori, ecco cosa accadrà

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Vittorio Grilli (InfoPhoto)  Vittorio Grilli (InfoPhoto)

Gli oratori certamente non dovranno versare l’Imu. Per le attività di tipo sociale non c’è nessun carattere lucrativo. Se però negli oratori dovesse esserci un’attività commerciale e lucrativa, come un piccolo bar, questo verrebbe assoggettato a disciplina analoga a quella di altri enti commerciali.

 

E cosa succede per chi svolge attività sanitarie o di istruzione?

 

Quand’è che le attività sanitarie possono essere considerate non lucrative e quando invece commerciali? Il punto è delicato. Perché ci possono essere prestazioni che sono a pagamento ma che non si caratterizzano come attività commerciali: per esempio quando il contributo versato non copre le spese o quando si tratta di soggetti accreditati al Sistema sanitario nazionale. Così come può esserci esenzione dell’Imu per le scuole quando la retta scolastica non è diretta a procurare un profitto e ha anche una determinata caratterizzazione quantitativa. È tutto questo che il Consiglio di Stato ha detto non poter essere disciplinato da un regolamento ma che deve essere la legge a farlo. Con cautela, s’intende, perché ci sarà sempre una zona grigia tra attività commerciali e non commerciali quando non vi è una distinzione netta nell’edificio in questione. Come nel caso di una casa religiosa che accoglie pellegrini e che magari fa anche da albergo. Se ci sono locali diversi è più semplice; ma se non è così, è più difficile.

 

Il ministro Vittorio Grilli ha detto che l’obiettivo del governo è quello di “assoggettare tutti quelli che devono esserlo all’Imu” e che per farlo “troveremo le soluzioni tecniche appropriate”. Cosa ne pensa?

 

Credo che se il governo non dovesse operare nessun tipo di distinzione, ne nascerà probabilmente un contenzioso. Vedremo.

 

Posto che la bocciatura del Consiglio di Stato afferisce a principi democratici per cui cambiare le leggi spetta al Parlamento e non a regolamenti ministeriali, lei che idea si è fatto della vicenda? Come crede che si risolverà?

 

Potrebbe esserci margine per una iniziativa legislativa in coda alla legislatura, ma mi sembra difficile visti i tempi che occorrono per l’elaborazione e l’approvazione di una legge. Il Parlamento ha ottimisticamente sei mesi di lavoro ancora e una legge così, in sei mesi, non si fa. Tuttavia bisogna trovare un punto di equilibrio nel quale si possa individuare meglio quali attività, svolte da qualsiasi ente o associazione, sono di carattere sociale e quando esse sono meritevoli di esenzione. Ed è un problema di carattere generale che non riguarda solo gli enti ecclesiastici. Altrimenti c’è sempre il rischio di una indebita esenzione da un lato e di un gravame fiscale non dovuto che limita o riduce attività di carattere sociale dall’altro.

 

(Matteo Rigamonti)



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