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IMU E CHIESA/ Mirabelli: scuole e oratori, ecco cosa accadrà

I tempi per fare una nuova legge stringono e l'esenzione dal versamento del tributo tocca una materia sulla quale la prudenza è sempre d'obbligo. L'analisi di CESARE MIRABELLI

Vittorio Grilli (InfoPhoto) Vittorio Grilli (InfoPhoto)

Anche la chiesa deve pagare l’Imu? “I principi sono chiari; è l’attuazione che è complicata”, ammonisce Cesare Mirabelli, costituzionalista, ordinario di Diritto ecclesiastico nell'Università di Roma Tor Vergata e nell'Università Europea di Roma. Sì perché, se era chiaro fin da prima della bocciatura da parte del Consiglio di Stato del regolamento del Tesoro sull’applicazione dell’Imu per gli enti non profit, chiesa inclusa, che qualsiasi ente non commerciale che svolge attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, nonché attività di religione e di culto non deve versare l’Imu; quello che è più difficile stabilire è invece come si gestiscono situazioni in cui il medesimo immobile è ripartito fra più usi e destinazioni. Ed è questo il punto che voleva illegittimamente disciplinare il regolamento adottato dal Tesoro in esecuzione dell’articolo 91-bis comma 3 del dl 1/2012, il decreto liberalizzazioni. Per fare chiarezza su una vicenda, dove "la cautela è d'obbligo", abbiamo chiesto a Mirabelli di rispondere ad alcune domande.

 

Professore, dopo la bocciatura del Consiglio di Stato cosa succede?

 

Partiamo dal contesto nel quale ci troviamo. All’esame del Consiglio di Stato c’era uno schema di regolamento rispetto al quale, come accade per tutti gli schemi di regolamento, il Consiglio ha espresso il suo parere in sede consultiva. Il Consiglio ha fatto cioè delle osservazioni che riguardano non l’intero testo bensì solo una parte di esso, in particolare sull’idoneità o meno della fonte, cioè se il regolamento, per il suo contenuto, poteva disciplinare la materia in esame.

 

E ha detto no, giusto?

 

Esatto. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che il regolamento andasse oltre quanto concesso dalla legge perché offriva in maniera molto articolata una definizione delle attività commerciali e non commerciali al fine di stabilire quali tipologie di immobili fossero assoggettabili a Imu e quali no. Ma nel far questo, secondo il Consiglio, il Tesoro ha operato senza copertura legislativa, senza che ci fosse cioè l’indicazione di criteri contenuti nella legge stessa. Oltretutto in una materia che è particolarmente delicata e complessa per quanto riguarda l’utilizzazione degli immobili. Ma sotto questo aspetto il Consiglio non ha fatto altro che sollevare un semplice problema di forma.

 

E adesso come ci si comporta?

 

Ora non si può che fare riferimento ai principi. E i principi sono che, per le attività di religione e di culto, così come per tutte le attività non commerciali svolte in determinati enti, in materia di Imu, vi è un trattamento particolare. Per tutti questi soggetti la disciplina può dunque essere di vantaggio, ma si tratta sempre di vedere quando simili attività non siano destinate a una finalità lucrativa. E questo è un crinale piuttosto complesso sul quale muoversi. Il regolamento si sforzava di definire per dare certezza applicativa a questi rapporti, e in assenza del regolamento l’amministrazione non potrà che adottare criteri rispondenti a questi principi. Ma ci potrà essere anche un effetto giurisprudenziale se nei singoli casi dovesse sorgere un contenzioso.

 

Gli oratori potranno vendere i dolci ai bambini senza dover versare l’Imu? 


COMMENTI
09/10/2012 - A Cesare quel che è di Cesare (claudia mazzola)

Gesù invita Pietro a pagare la tassa del tempio con la moneta trovata nella bocca del pesce, per non dare scandalo. Accada quel che accada...