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TUTTI I SANTI/ Vorremmo essere come loro, ma chi ci aiuta?

Oggi, 1° novembre, la Chiesa cattolica festeggia i santi: “Ognissanti”. Chi sono quegli uomini cui ci rivolgiamo perché ci diano una mano a raggiungerli? RINO CAMMILLERI

Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599-600; immagine d'archivio) Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599-600; immagine d'archivio)

Ognissanti. E, come in ogni Ognissanti, i media ci informano su Halloween, l’antica festa celtica di Samhain, la scristianizzazione di una data a suo tempo cristianizzata e oggi ricaduta nel paganesimo delle zucche vuote (sacrifici umani a parte, ma per quello c’è tempo…). Perciò, qui non troverete niente di erudito, almeno oggi: abbiamo già dato. La Chiesa festeggia tutti quei cristiani che sono in Paradiso, perciò Santi.

Anche qui, ci potrebbero entrare i famosi «cristiani anonimi» di cui si favoleggiò nel post-concilio, intendendo, però, coloro che, pur dicendo di non voler frequentare i sacramenti, si comportavano eticamente molto meglio di tanti cristiani credenti e praticanti. Insomma, una  rivalutazione del pubblicano rispetto al fariseo della parabola evangelica. Naturalmente, questo cristianesimo «in pectore» si estendeva agli atei e pure ai buddisti, la compagnia dei quali, ancora oggi, è gradita a non pochi intellò (anche chierici) più di quella dei cristiani-cristiani. 

Confessiamo di essere sempre stati scettici sulla categoria in questione, giacché il Vangelo dice papale papale che la lucerna non va messa sotto il moggio, bensì bene in vista. Infatti, anche la classica vecchietta che tutte le sere, afa o gelo, andava a dire il rosario in chiesa non era affatto «anonima», visto che la sua fede la esponeva coram populo, appunto, all’afa e al gelo. No, oggi la Chiesa festeggia quelli che sono morti seguendo le sue regole. Magari all’ultimo momento (ma, Buon Ladrone a parte, di solito questi li si commemora domani, nel giorno dei Defunti). 

A costoro ci rivolgiamo perché ci diano una mano a raggiungerli. Non tutti loro hanno potuto lucrare un processo canonico in grande stile, come i Santi del calendario. Magari, sono passati preventivamente dal Purgatorio e le nostre messe in suffragio li hanno liberati. Boh. Si tratta dell’argomento più oscuro di tutto il cristianesimo. Sì, la vita eterna, il Regno dei Cieli. Parabole, metafore, allegorie, nel Vangelo. Ma niente di più. Dice san Paolo che si tratta di roba «ineffabile». 

Cioè, talmente straordinaria da non potersi descrivere. Infatti, non la descrive nemmeno lui. Così, noi tutti arranchiamo in questa Valle di Lacrime in attesa che si compia una «beata speranza» di cui, di fatto, non sappiamo niente. È più facile, infatti, immaginare l’Inferno, perché dolore e sofferenza li conosciamo. Ma la felicità… Eh, roba ineffabile. Vabbè. Dio ci crea a nostra insaputa e senza chiederci il permesso; apriamo gli occhi dentro alla Valle di Lacrime e dobbiamo pedalare con tutte le forze per non finire nella discarica (la Geenna era appunto questo).