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TERREMOTO/ Il blocco degli aiuti Ue: uno "sgarbo" all'Italia?

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Servono per una lunga serie di interventi. Da un lato ci sono le scuole ancora in strutture provvisorie, e che quindi andranno ricostruite secondo altri criteri. Ci sono numerosi edifici pubblici lesionati che vanno sistemati, per non parlare delle tante case di privati e delle famiglie rimaste senza lavoro che hanno bisogno di un sostentamento. Insomma in quel territorio c’è bisogno realmente di tutto, magari non ci si rende conto perché l’emergenza sembra passata e non è più all’ordine del giorno. In realtà si stanno chiudendo solo ora i rifugi di fortuna, diversi cittadini dormono ancora fuori casa, l’economia fatica a ripartire, ci sono capannoni crollati e aziende ferme. La somma di 670 milioni può sembrare elevata, ma se la si suddivide per tutte le esigenze potrebbe anche non essere un granché.

 

Come si spiega invece l’accordo che sembra essere stato raggiunto ieri sera in extremis?

 

Proprio con l’idea di una contrattazione di cui parlavo all’inizio. Quando si redige il bilancio di una realtà come l’Unione europea occorre capire che non è finanziato da delle “tasse europee”, che non esistono, ma dal fatto che ciascuno Stato contribuisce versando determinate percentuali. I Paesi più popolosi pagano dunque di più, anche se si tratta sempre di un elemento discrezionale e quindi di una fonte di conflitto o quantomeno di un contrasto di interessi.

 

Insomma ogni volta che si parla di soldi si finisce per litigare …

 

Sì, e un'altra fonte di problemi sono le modalità in cui sono destinati i soldi. L’Ue spesso realizza dei mega-bandi, di cui si avvantaggia chi è capace di presentare dei progetti particolarmente interessanti e di muoversi nel modo giusto. Occorre inoltre spendere le somme erogate entro un determinato termine, e diversi fondi assegnati all’Italia poi non sono spesi e quindi tornano indietro. Quando si realizza un bilancio si deve discutere sia dove si prelevano sia come si destinano i vari fondi.

 

E quindi?

 

Gli aiuti alle aree terremotate era solo uno dei numerosi capitoli di cui si stava discutendo. Esistono diverse altre esigenze, pari appunto ad altri 9 miliardi, e così come l’Italia ha avuto questa emergenza anche altri Paesi possono averne nei prossimi mesi. C’era magari un altro Paese che si aspettava qualche cos’altro, e che non potrà averlo perché c’è stato il terremoto, ed è dunque anche comprensibile che si verifichino delle tensioni.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
10/11/2012 - Facciamoci intendere (Carlo Cerofolini)

Questo sgarbo è un’ulteriore dimostrazione che questa è una Ue, miope, sparagnina oltre che sprecona e super burocratizzata, in cui l'Italia proprio non ci sa stare, che ci nega pure aiuti immediati per il terremoto dell'Emilia ed alla quale Ue ogni anno versiamo circa ben circa cinque miliardi in più di quello che riceviamo e che poi di norma usiamo male o proprio non usiamo. Quindi o ci attrezziamo per essere, oltre che più efficienti, ascoltati e rispettati, ad esempio - come fa sempre l’Inghilterra - riducendo quanto diamo alla Ue o dobbiamo rassegnarci ad essere sempre sotto “ricatto” e andare con il cappello in mano a pietire e ad essere rappresentati ciclicamente da spaghetti, pizza e mafia (à la guerre comme à la guerre)!