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ADOZIONI GAY/ I genitori A e B, il pensiero unico e l'arroganza del potere

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Manifestazione LGBT a San Francisco (InfoPhoto)  Manifestazione LGBT a San Francisco (InfoPhoto)

Parliamo dei drammi delle famiglie, degli indici di separazione, mettiamo l’accento sulla sofferenza che la separazione dei genitori provoca sui figli, sull’impatto che può avere sulla loro salute mentale e psicologica… Ma tutto ciò sembra riguardare solo le coppie eterosessuali regolarmente unite in matrimonio e magari in matrimonio religioso. A volte assistiamo ad un vero e proprio accanimento mediatico e la stampa insiste nel descrivere la crisi della famiglia, le sue violenze interne, l’impoverimento progressivo a cui va incontro davanti alle separazioni e ai divorzi, la cecità della politica con i suoi mancati investimenti a favore dei nuclei familiari, soprattutto se numerosi.

Ma ciò non sembra riguardare affatto le coppie omosessuali, descritte come osasi di pace e di affetto reciproco, con un forte vissuto di solidarietà e con una apertura alla genitorialità che dovrebbe far impallidire le coppie eterosessuali che contribuiscono a fare dell’Italia il fanalino di coda per quanto attiene all’indice di natalità. Siamo un paese di vecchi, in cui nascono pochi bambini; abbiamo delle liste di attesa lunghissime per chi desidera adottare un bambino, italiano o straniero che sia. Eppure  sembra che la migliore soluzione possibile per uno di questi rari e preziosi bambini in attesa di adozione sia quella della coppia omosessuale. 

C’è davvero uno scollamento impressionante tra il modo in cui si parla delle coppie omosessuali, a volte sembra che siano loro i nuovi simboli del “Mulino bianco”, e la condizione reale delle “famiglie”, così vistosamente trascurate da una politica arida e miope. I diritti delle coppie omosessuali trovano una audience mediatica sempre attenta e solidale, mentre cala il silenzio stampa sui bisogni reali delle famiglie, sui nuovi livelli di povertà dei bambini. Questi diritti non interessano mai abbastanza, eppure sono anch’essi diritti individuali degni della maggiore e della migliore attenzione.

Ma si parla troppo poco anche della complessità della costruzione della identità sessuale per ogni soggetto; è vero che il nucleo identitario profondo ha le sue radici nella corporeità dell’individuo, nella sua misteriosa biologia individuale che si svilupperà successivamente con il concorso di fattori educativi, sociali e culturali. Anche non volendo aderire alla teoria del gender e considerando che l’orientamento sessuale è sempre e prima di tutto fondato sull’esperienza della corporeità del soggetto, non c’è dubbio che il suo sviluppo equilibrato richieda un mix di fattori che debbono consegnargli il senso profondo dell’essere uomo e dell’essere donna. C’è sicuramente una evoluzione culturale nell’essere uomo e nell’essere donna ma ci sono anche elementi di continuità nella tradizione culturale di un popolo e di un Paese che rappresentano i naturali punti di riferimento per lo sviluppo della propria identità sessuale. Una identità specifica che è la naturale premessa per fare esperienza della relazione di amicizia prima, sentimentale e sessuale dopo, che configura la relazione di coppia propedeutica al matrimonio e al far famiglia. 

Non sembra che in tutti Paese in cui assistiamo alla rincorsa verso il riconoscimento del matrimonio gay e le relative adozioni ci sia consapevolezza dei problemi che potrebbero presentarsi e che riguardano l’intero assetto della società. 

 



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