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J'ACCUSE/ I giudici di Eluana colpiscono ancora

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E non per mancata informazione diagnostica (questa, discendendo dal consenso informato, attenderebbe giustamente alla madre), ma per “omissione colpevole” cui segue “l’esistenza diversamente abile” del minore, “che discende a sua volta dalla possibilità legale dell’aborto riconosciuta alla madre in una relazione con il feto … di includente-incluso”. Chiaro,no? Insomma sembra quasi che il responsabile delle deformazioni sia il medico, nonostante la Corte dichiari formalmente il contrario. Sostengono, i giudici, che si tratti di responsabilità da contatto sociale del sanitario direttamente nei confronti del concepito, ma allora chi potrà agire nei confronti del sanitario in caso di richiesta di aborto di soggetti (oggetti di tutela) sani? E ancora: il sanitario (che inevitabilmente si trincererà sempre più in una malsana medicina difensiva), oltre al risarcimento di madre, padre e figlio, dovrà rifondere anche i fratellini del malcapitato nato “non-vivente”. Perché stando ai giudici il risarcimento è provocato anche dalla “diminuita possibilità di godere di un rapporto parentale costantemente caratterizzato da serenità e distensione”, con la costrizione a vivere “in una dimensione familiare alterata”. Fra l’altro, oltre a chiedersi il motivo per cui nonni e zii (solitamente baby sitter per eccellenza) vengano lasciati fuori, non si capisce come possano certe famiglie numerose continuare a vivere, data la diminuita possibilità di godere di genitori sereni e soprattutto distesi. I principi giuridici fondamentali vengono poi ulteriormente oltraggiati con il riferimento all’inserimento del “malformato” in un ambiente familiare che, nella migliore delle ipotesi, è impreparato ad accoglierlo. Nessuno è mai preparato alla disabilità, soprattutto improvvisa, ma le valutazioni sterili, fatte proprio da chi una disabilità non l’ha mai vissuta e forse neanche incontrata, sono pericolose: quasi istigatorie. Non fosse perché la valutazione del valore della vita, che antepone una presunta libertà alla dignità, supera l’ essenza della vita stessa, scivola in sillogismi e sovrapposizioni strutturate con l’unico fine di un puro nichilismo dell’uomo in quanto tale. Ad oggi il nostro ordinamento giuridico tutela ad oltranza gli incapaci e quindi anche i disabili, proteggendoli come si dovrebbe proteggere un neonato. Cioè l’esatto contrario di quanto disposto dalla Cassazione.

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