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Cronaca

YARA GAMBIRASIO/ Fikri: i carabinieri mi hanno picchiato, chiede aiuto ad Al Jazeera

Unico sospettato in due anni di indagini, il marocchino Fikri rilascia una intervista a Oggi in cui lancia accuse ai carabinieri. E dice di non sapere nulla della morte della ragazza

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Nell'infinito caso di Yara Gambirasio, la ragazzina tredicenne uccisa ormai due anni fa, l'unico sospettato è sempre il marocchino Mohammed Fikri. Daprima sospettato, poi quasi subito scagionato e recentemente tornato sul banco degli imputati. Il suo caso è legato alla famosa telefonata intercettata dagli inquirenti pochi gironi dopo la scomparsa di Yara, quando venne fermato su di un traghetto diretto in Marocco e riportato in Italia. Le sue parole però, allora, furono giudicate tradotte malamente e cioè la frase: Allah perdonami, non l'ho uccisa io. Una frase che fece pensare che Fikri avesse visto cosa era successo quel novembre di due anni fa. Poi lo scagionamento e recentemente il ritorno tra i sospettati. Di fatto l'unico, perché come si sa due anni di indagini hanno portato ancora oggi a un nulla di fatto. Parlando con la rivista Oggi in una intervista esclusiva, la sua prima, Fikri ripete la sua tesi raccontando l'episodio del suo arresto come mai detto prima con particolari inediti: non ho mai detto quella frase, chiedete a qualunque arabo, anzi mandate la mia telefonata su Al Jazeera, ha detto. Secondo gli inquirenti, peraltro, Fikri non avrebbe detto quella frase soltanto ma anche: l'hanno uccisa davanti al cancello. Fikri nell'intervista dice che invece  quelle frasi furono tolte dal contesto: lui stava parlando con la sua fidanzata e le stava spiegando le domande degli inquirenti, al che la fidanzata gli avrebbe chiesto se Yara era stata uccisa davanti al cancello del cantiere di Mapello vicino alla palestra da cui venne rapita.Fikri era nel cantiere dove lavorava come piastrellista quel 26 novembre quando Yara venne rapita e racconta di essere uscito alle 19 insieme al proprietario, mentre al cantiere era rimasto il guardiano. Lui, dice, se fosse successo qualcosa avrebbe dovutuo vederlo e saperlo.  Quindi Fikri lancia accuse pesante ai carabinieri che intervennero sul traghetto per riportarlo in Italia: dice che gli misero un cappuccio in testa e che era terrorizzato. Dice che dopo averlo portato a Bergamo lo hanno fatto spogliare nudo all'aperto. Quindi lo avrebbero malmenato con uno schiaffo e un calcio a una gamba, per poi metterlo in cella. Il lunedì successivo è poi stato scarcerato ma adesso, dice, che è tornato in Italia per lavorare, l'incubo continua con le nuove indagini e i nuovi sospetti.