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PAPA/ Quel tè con Benedetto e la riscoperta che la vita è buona

Il Papa ha fatto visita alla casa di riposo del Gianicolo di Roma. Tanti incontri veri all'insegna della semplicità della gratitudine verso Dio per una vita 'buona'. STEFANO MARIA PACI

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

“Beh, prendere il tè con il Papa non è certo cosa che capita tutti i giorni, quindi mi scuserà se sono ancora un po’ emozionata e confusa”. Mi siedo, e sul tavolo ci sono ancora i biscottini, le tazze e una fetta di strudel. Benedetto XVI si è alzato da poco da questo tavolinetto a casa della signora Maria, dove è rimasto a conversare con lei e con una amica, e ha incontrato gli altri ospiti della palazzina, ed è tornato in Vaticano, dicendo: “Esco da questa visita ringiovanito”. Ringiovanito, dopo aver passato qualche ora in una casa per anziani.

Maria ha gli occhi dolci, i capelli curati, un sorriso morbido da vecchia zia. E la fede. “Mi rendo conto adesso, che lei me lo chiede” mi dice “che non ho quasi fatto parlare il povero Papa: gli abbiamo raccontato, io e la mia amica Giovanna, la nostra vita. Le difficoltà che incontriamo, quelle che abbiamo avuto. E il fatto che però la fede accompagna i nostri giorni, e che per questo non c’è tristezza. Lui ascoltava con attenzione, ha mangiato un biscotto, e ci ha detto che era davvero felice di essere stato qui, che questa visita nella casa degli anziani gli stava dando molto”.

Un giorno qualsiasi della settimana, ma non c’è nulla di ordinario oggi nella casa degli anziani del Gianicolo, a via Nicolò Fabrizi 2. Le previsioni avevano annunciato pioggia, in molte zone d’Italia c’è il disastro, però da quando il Papa è arrivato nemmeno una goccia. Ma oggi, il mondo è alla rovescia: i protagonisti sono quelli che la società ignora, gli anziani, spesso un inciampo, non solo per le persone ma anche per la politica e le istituzioni.

Mondo alla rovescia: la gente che si è assiepata per ore fuori da questa casa, molti tra loro i giovani, invidiano quelli che possono, dentro, senza nessuna formalità, incontrare e parlare con il Papa. E poi, che strano che è, questo pontefice tedesco: non ha la simpatia dei Mass Media, che da anni lo trattano come mai era successo con nessun papa nei tempi moderni, ma è adorato dal mondo cattolico, che accorre alle sue udienze e Angelus più numeroso che con l’amatissimo Giovanni Paolo II; si dice che Ratzinger non abbia nemmeno lontanamente la capacità comunicativa del suo predecessore, ma ogni volta che è fuori dal protocollo vaticano, stupisce e tocca il cuore di chi lo incontra e lo vede. Così accade oggi, in Via Nicola Fabrizi 2, dove non c’è un Pontefice che incontra una categoria, gli anziani, ma un vecchio uomo che è diventato papa che incontra altri vecchi, ed è uno sguardo di reciproca simpatia, quello che si scambiano. Uno sguardo umano.

“Vengo tra di voi come vescovo di Roma, ma anche come anziano in visita ai suoi coetanei” dice. E ride agli scherzi, accarezza amorevolmente chi è più colpito nella salute, parla e ascolta le loro storie, tante e diverse, a tratti si commuove. Passa da una stanza all’altra, da un appartamento all’altro, non come un capo di stato che passa in rassegna i sudditi, o un capo di governo che cerca consenso, ma come un uomo vicino a uomini spesso dolenti per la vita che si è fatta faticosa. Ma che della vita hanno capito molto. Ogni stanza, ogni appartamento, una storia. Una vita raccontata, anche se è molto più grande, in poche parole.