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CROLLO NATALITA'/ Campiglio: per l’Italia è iniziato il "doppio declino"

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Mentre per le donne straniere si è scesi dal 2,31 nel 2008 al 2,04 nel 2011, cioè a quella che dovrebbe essere la situazione di una popolazione stazionaria e stabile. La verità è che il declino della fertilità delle donne straniere è anch’esso legato a una crisi economica senza risposte che mette in difficoltà le famiglie immigrate di prima generazione come e in alcuni casi ancora di più delle famiglie italiane. Se noi mettiamo in relazione la crisi della natalità con il declino economico del Paese, ci rendiamo conto di un fatto che dovrebbe essere al centro delle politiche economiche, e cioè che il mondo delle famiglie italiane e a questo punto anche straniere è sempre meno giovane e sempre più in età maturo-avanzata.

 

Richiede dunque cure aggiuntive, ma esprime anche una domanda di mercato che è qualitativamente e quantitativamente diversa. Qualitativamente perché è diversa la composizione di età, quantitativamente perché il reddito disponibile è diminuito. Questi numeri sono dunque da considerare con attenzione, perché segnalano un mercato interno che è stretto nelle manovre di austerità in atto ormai da due o tre anni. Al tempo stesso, queste politiche non offrono opportunità interessanti dal punto di vista imprenditoriale. Il mercato italiano cioè è caratterizzato dal fatto che la domanda ristagna e non cresce, vuoi perché la capacità d’acquisto è bassa, ma vuoi anche perché i potenziali consumatori, siano essi giovani o meno giovani, sono sempre meno.

 

La struttura demografica è fortemente sbilanciata, e ciò costituisce l’origine autentica di tanti problemi del Paese. In primo luogo per quanto riguarda la questione delle pensioni, perché è vero che c’è una quota maggiore da pagare rispetto ad altre realtà, ma in larga parte è la conseguenza del fatto che ci sono più persone in età avanzata rispetto a Paesi relativamente giovani come l’Irlanda. Dovremmo essere così intelligenti e appassionati al vero bene del Paese e dei nostri figli, da mettere in opera delle misure oggi nella consapevolezza che produrranno i loro effetti tra cinque, dieci o 15 anni.

 

E’ ciò che si richiede a una classe dirigente che realmente abbia a cuore gli interessi del Paese. I dati Istat insomma sono coerenti con il disegno che ho prospettato finora. Dovrebbero inoltre rappresentare un campanello d’allarme in quanto segnalano un fenomeno demografico che è espressione diretta delle difficoltà economiche del Paese.



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COMMENTI
15/11/2012 - Se tutto si fa per il consumo. (claudia mazzola)

Dico una verità; conosco un sacco di ragazze che mi dicono, prima c'è il lavoro, la carriera, la casa, il sistemarsi, una è mia nipote, ha 25 anni laureanda in ingegneria e lavoratrice. Al contrario le sue coetanee che sono a casa hanno tutte già un bimbo. E allora come la mettiamo?