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Cronaca

CROLLO NATALITA'/ Campiglio: per l’Italia è iniziato il "doppio declino"

Nel 2011 si registra una chiara inversione rispetto alla ripresa della natalità avvenuta in Italia tra 2000 e 2008. LUIGI CAMPIGLIO spiega le profonde implicazioni di questo processo

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Nel 2011 si registra una chiara inversione di tendenza di quella che era stata chiamata la “mini-ripresa della natalità” avvenuta in Italia tra il 2000 e il 2008. Come evidenziano i dati Istat diffusi ieri, la diminuzione c’è stata sia in assoluto sia come rapporto tra numero di nati e popolazione femminile. E’ un dato ancora più preoccupante perché le sue cause sono sia congiunturali sia strutturali. La prima e più evidente ragione strutturale di questo declino demografico che è ricominciato nel Paese è la grave crisi economica.

A essersi abbassato è il reddito delle famiglie, ma soprattutto quello delle famiglie giovani e delle coppie che intendono avere figli. Quello tra disoccupazione giovanile e diminuzione della natalità è un legame molto robusto, soprattutto nel caso italiano, e comporta una catena di conseguenze che è sotto gli occhi di tutti. Aumentano i tempi nei quali una giovane coppia può trovare una situazione di lavoro stabile e di reddito dignitoso, e di conseguenza cresce l’età in cui arriva il primo figlio, per l’uomo e per la donna. Questo aumento dell’età finisce per essere così elevato che inevitabilmente diminuisce la probabilità del secondo o del terzo figlio.

L’impatto della crisi è davvero significativo e non è bilanciato da politiche di integrazione del reddito familiare e dei servizi alla famiglia, come accade in tutti gli altri Paesi. E’ un peccato di omissione molto grave che da anni sta danneggiando il nostro Paese, sia per il declino della natalità sia per la minor vitalità nelle prospettive di ripresa economica. Il secondo dato che emerge con chiarezza da questi numeri è che l’immigrazione è stata interpretata in modo inadeguato in quanto fenomeno sociale.

E’ stata vista cioè soprattutto come un’opportunità di lavoro per occupazione a bassa qualificazione di lavoratori stranieri: si va dalla raccolta nei campi alle badanti. L’effetto è stato quello di portare le famiglie degli immigrati che decidono di integrarsi nel nostro Paese in situazioni di difficoltà non dissimili da quelle delle famiglie italiane. Il numero di nati per donna italiana è passato dall’1,32 nel 2008 all’1,30 nel 2011.


COMMENTI
15/11/2012 - Se tutto si fa per il consumo. (claudia mazzola)

Dico una verità; conosco un sacco di ragazze che mi dicono, prima c'è il lavoro, la carriera, la casa, il sistemarsi, una è mia nipote, ha 25 anni laureanda in ingegneria e lavoratrice. Al contrario le sue coetanee che sono a casa hanno tutte già un bimbo. E allora come la mettiamo?