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LEGGE 40/ Roccella: certi tribunali non curano gli embrioni, vogliono ucciderli

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La legge su questo punto è chiara e dice che le indagini sull’embrione devono essere fatte soltanto a suo vantaggio. Il problema è che attualmente non esistono terapie che si possono applicare direttamente sull’embrione, quindi la diagnosi preimpianto di fatto non viene usata per curare l’embrione, ma per scartarlo. E’ come se si dicesse che il disabile ha un minore diritto a vivere, introducendo un pericoloso principio di disuguaglianza. La sentenza è poi curiosa anche per un altro motivo.

Quale?

Quando sostiene che le strutture pubbliche che eseguono interventi di procreazione medicalmente assistita devono dotarsi delle attrezzature necessarie per svolgere la diagnosi preimpianto. Queste non sono assolutamente competenze di un Tribunale, perché i requisiti minimi per l’apertura di un centro PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) vengono stabiliti dalle Regioni, quindi è incredibilmente insolito che un Tribunale si pronunci anche su questo aspetto.

Questa emessa dal Tribunale di Cagliari è solo l’ultima di una serie di sentenze che sembrano violare la legge 40. Come mai stiamo assistendo a tutti questi casi?

Con questa domanda andiamo a toccare l'aspetto politico dell’intera vicenda: è infatti evidente quanto dietro tutto questo vi sia una chiara e forte campagna politica con l’obiettivo di modificare la legge, almeno nella prassi, ma senza passare dal Parlamento. E’ proprio questa la caratteristica che accomuna tutti i tentativi, e credo sia inaccettabile non passare attraverso un dibattito e un giusto coinvolgimento pubblico.  

 

(Claudio Perlini)

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